All’ex brigatista anche un premio letterario

Paolo Bracalini

da Milano

Fenomeno letterario lo sono da tempo. Scrivono libri per grandi editori, con tutti gli onori delle pagine culturali sui giornali, fanno interviste, ospitate nei saloni del libro, fiere letterarie, premi. Non c’è proprio gara con le loro vittime. Le memorie del giudice Mario Sossi, rapito dalle Br nel ’74, rimangono nel sottobosco degli editori sconosciuti, invece i testi dei suoi sequestratori Renato Curcio e Alberto Franceschini sono Oscar bestseller Mondadori e Bur. Perché c’è questa bizzarra originalità nella storia della lotta armata in Italia, che a scriverla sono gli stessi che l’hanno fatta. L’ultima opera dei «cattivi maestri» è quella di Adriana Faranda, l’ex brigatista dell’assassinio Moro, esponente della colonna romana insieme a Valerio Morucci, la «postina» del gruppo che sequestrò e poi uccise il presidente della Dc. Per il suo Il volo della farfalla (Rizzoli), racconto di carcere liberamente ispirato ai suoi 16 anni a Rebibbia dopo la condanna per la strage di via Fani e l’omicidio di Aldo Moro, stasera Adriana Faranda verrà premiata. Riceverà lo stesso riconoscimento che nelle edizioni precedenti hanno ottenuto scrittori come Sergio Zavoli, Melania Mazzucco, Elisabetta Rasy. La giuria del premio internazionale Cesare De Lollis, costituita dal Comune di Casalincontrada (provincia di Chieti) con il patrocinio della Regione Abruzzo, ha scelto l’ex brigatista come migliore autore nella sezione narrativa (premiazione e relativi 9mila euro in omaggio).
Per presentare il suo romanzo la Faranda non si è sottratta alle richieste del marketing Rizzoli, seguendo il piano promozionale come fosse una diva. Prima un’intervista al telegiornale di La7, («ha visto uomini falciati dai suoi colpi di mitraglia agonizzare a terra, eppure era lì , una bella donna, colta e brillante, a presentare il suo libro in televisione», stilettava amarissimo sul Corriere della sera lo scrittore Giuseppe Scaraffia). Poi l’invito, accettato, a un dibattito al Salone del libro di Torino, a maggio, con le copie del suo libro sui banchetti. La sua presenza a Torino ha fatto esplodere la rabbia dei parenti delle vittime. I Moro, Dalla Chiesa, Imposimato che con una lettera a Napolitano lamentavano indignati il «divismo televisivo» di quegli ex brigatisti che si atteggiano a maestrini e impartiscono lezioni. «Fateli tacere, vogliamo essere ascoltati anche noi». La risposta della Faranda ai parenti delle vittime è secca. «Certe volte ho la tentazione di andarmene e di lasciare l’Italia. Perché io dovrei stare zitta? Mi si vuole negare la possibilità di aprirmi agli altri e comunicare cosa passa nel mio animo». Si sente respinta, avverte un pregiudizio nei suoi confronti, un’ombra che la opprime. «C’è un rifiuto sociale, eppure la società dovrebbe apprezzare il mio comportamento, ho ammesso i miei errori, mi sono in un certo senso redenta». E ai microfoni di una radio esprime un desiderio: «Mi piacerebbe raccontare ai giovani gli anni della lotta armata e della contestazione». Forse, lo spunto per il prossimo libro.
La parabola della Faranda, dai mitra alla penna, è da manuale nella schiera degli ex Br, ex Potere operaio, ex Prima linea. Erano partiti dalla fantasia al potere e, perso il potere, gli è rimasta la fantasia. Nei cataloghi delle librerie ci sono quasi tutti. Renato Curcio scrive saggi sull’alienazione e il consumismo. A Teramo, dove lavora in una cooperativa, è ancora considerato un maestro, tanto che il Consiglio provinciale ha invitato proprio lui venerdì per discettare sui mali della legge Biagi, l’ultima vittima del brigatismo rosso. Tony Negri, il professore, non scrive solo saggi sulla globalizzazione ma si diletta con pezzi di teatro come l’operetta «Didattica del militante» o la commedia «L’uomo piegato», presentati quest’estate. Bompiani ha pubblicato la memoria del rapimento Moro di uno dei fondatori delle Br, Prospero Gallinari, e quella di Mario Moretti. Il latitante Cesare Battisti invece si è cimentato con il genere giallo/noir, per l’editore romano Deriveapprodi («Travestito da uomo», 2005). L’ex leader dei Proletari armati per il comunismo presenta così il protagonista del racconto: «Ha partecipato alla lotta armata, ha sparato per ribellione prima della fuga in America latina. Non sembra avere rimpianti, sicuramente non ha rimorsi... ». Quasi un’autobiografia.