All’improvviso sembra quasi Natale

A capo di due settimane interlocutorie (Tizio recupera, Caio no; amichevole con abituale figura barbina in Albania; vendute tot maglie di Ronaldinho; fusi orari assortiti...), in campo le cose non s’erano messe per niente bene. Le immagini del film replicato più di tutti i Rocky stalloniani negli ultimi dieci anni, ovvero Tesoro, mi si è ristretto il Milan, scorrevano stancamente sotto gli occhi di una folla accorsa fiduciosa e, minuto dopo minuto, atterrita all’idea di tornare a casa senza i tre punti in tasca. Il limite dell’area della Sampdoria sembrava l’ottagono della Galleria la vigilia di Natale: una folla a passeggio senza meta. Pato pestava i piedi a Borriello, Seedorf aveva dimenticato la chiave del centrocampo a casa, Ambrosini sembrava preso dalla febbre degli acquisti e non decideva mai in quale negozio entrare. Poi accade che un arbitro, peraltro tremebondo e perditempo, vede un fallo di mani in area. Breve conciliabolo fra il tronista Marco (non innervosito, occorre sottolinearlo a suo onore, dalle battutine sulla bellissima Belen, già troppo a lungo isolata), il Principe Kakà e la Lepre-Dinho. Tocca a quest’ultimo, infine. E si trattiene il fiato. Sul dischetto ci sono due punti pesantissimi, perché da tempo si è capito che Totò Cassano, più che di inventare, ha voglia di ridacchiare. Gol, e fine delle trasmissioni. Perché il resto è accademia brasiliana. C’è persino lo Zio Emerson che passeggia indisturbato. È già quasi Natale.