All’Infernetto ancora case popolari

Ottoceno nuclei di sfollati saranno spostati all’Infernetto, una fetta di terra a Est della Colombo di fronte a Casalpalocco. Quattro o cinque palazzine in emergenza abitativa calate da tutta Roma nel fazzoletto verde tra il mare di Ostia e la tenuta presidenziale di Castelporziano.
Il piano è stato presentato pochi giorni fa all’assessorato al Patrimonio del XIII municipio, a proporlo il Campidoglio. Ma c’è già chi non ci sta. «Mancano scuole, strade, servizi. La rete viaria praticamente non esiste - spiega Pierfrancesco Marchesi, rappresentante territoriale di Forza Italia che annuncia manifestazioni di protesta -. Qui ci sono solo viali e viuzze ancora non asfaltate e costellate di buche, la maggior parte di proprietà privata. Non esiste neppure una piazza, un centro. Solo case, molte tirare su quaranta, cinquant’anni fa quando si costruiva abusivamente. Poi c’è stato il piano particolareggiato, sono iniziate le speculazioni. Ma oggi la fetta più grande della torta se la vuole mangiare proprio il Comune».
Nell’ultima riunione d’istituto alla scuola Mozart, i vertici scolastici hanno fatto sapere che già per l’anno prossimo rimarranno fuori 220 bimbi di prima elementare. Mancano almeno 8 classi e si bussa persino all’oratorio di Don Antonio alla ricerca di ospitalità. «Il quartiere è cresciuto notevolmente - aggiunge ancora Marchesi - senza che le infrastrutture siano andate di pari passo. E ora vogliono infilarci pure l’edilizia popolare».
Le case dovrebbero sorgere lungo la direttrice di via Torcegno, di fronte a un altro ecomostro, il centro polifunzionale della Guardia di Finanza, unico palazzo a sei piani in una zona di villini e abitazioni basse; all’ingresso Sud del quartiere, tra viale di Castelporziano e il canale della Lingua; nel cuore del complesso Riserva Verde, all’interno, e infine, sulla via Cristoforo Colombo, con affaccio diretto sull’Axa.
L’Infernetto si chiama così perché a chi percorreva di notte la Cristoforo Colombo, i tanti lumi tenuti accesi dai bonificatori al lavoro davano l’impressione di una sorta di cimitero. Tra i pionieri della zona, Bobo Craxi, la cui strada d’accesso a casa, per decenni, è rimasta l’unica beneficiaria di illuminazione pubblica. Oggi in molte strade manca ancora la luce, in compenso arriveranno le case popolari.