All’Infernetto la centrale per lo spaccio dell’hashish

Stefano Vladovich

Era la riserva di «fumo» per la movida del litorale. Almeno 32 i chili di hashish nascosti in un garage in via Wolf Ferrari, all’Infernetto, da tre spacciatori della capitale. A mettere la mani sul carico di droga, per un valore che sfiora i 300mila euro, i carabinieri del nucleo operativo di via In Selci dopo una serie di appostamenti e pedinamenti al gruppetto di pusher. Un’indagine avviata su segnalazione di alcuni cittadini insospettiti dall’andirivieni, davanti il box auto a ogni ora del giorno e della notte, di giovanissimi. Urla, schiamazzi e rumori strani, alla fine, insospettiscono pure i militari del nucleo antidroga che decidono di piazzare davanti al locale «cimici» e telecamere all’infrarosso collegate a un furgone parcheggiato di fronte. Per giorni l’obiettivo dei carabinieri riprende i movimenti dei tre malviventi, R.C., C.A. e I.M., rispettivamente di 36, 29 e 39 anni e dei loro clienti. Denaro in cambio di bustine e pacchettini è la scena più frequente. Registrati su nastro, poi, i dettagli di ogni singola compravendita. Quanto basta al magistrato della Procura di Roma per firmare il mandato di perquisizione. L’altra sera l’irruzione dei carabinieri «in trasferta» tra Ostia e Casalpalocco, il quartiere residenziale alle porte del mare. Non ci vuole molto per scoprire, fra lattine di olio motore, vecchi pneumatici e detersivi, una sessantina di panetti da 500 grammi l’uno di «pakistano» appena arrivato in Italia. «Per sviare il fiuto dei cani - raccontano gli uomini del comando operativo di via In Selci - i narcotrafficanti avevano pensato bene di conservare la droga in confezioni sottovuoto a chiusura termica». Secondo gli inquirenti la «roba» era destinata alla vendita al dettaglio: «In questo caso - concludono i carabinieri - avrebbe fruttato almeno 40mila dosi». I tre, tutti con precedenti penali legati alla droga, sono stati arrestati con l’accusa di detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini proseguono. Nel mirino degli inquirenti i fornitori e gli eventuali finanziatori dell’affare, troppo grande per le finanze dei tre malavitosi.