All’Inter soltanto i rimorsi, alla Roma la Coppa Italia

La squadra di Spalletti vince il trofeo grazie a una partita difensiva. I nerazzurri segnano due reti in 10 minuti (Crespo e Cruz), ma è di Perrotta il gol che scaccia la paura

Milano - Coppa alla Roma, meriti all’Inter, fischi veri, giustificati, decisi solo per l’arbitro. No, questa finale non era già scritta nelle stelle e nella partita d’andata. La Roma si porta a casa l’ottava coppa Italia della sua storia. Simone Perrotta, un altro azzurro, come Materazzi a Siena, ha messo il sigillo alla storia della stagione. Ora mancherebbe all’appello solo Gattuso. Finale con risultato complessivo molto tennistico: 7 gol a quattro. L’Inter ha cercato il ribaltone, ma le è riuscito solo il ribaltino. La Roma ha badato soprattutto a non prenderle, quasi avesse poca birra in corpo e comunque tanti timori addosso. Se, all’Olimpico, l’Inter aveva dato forfeit per diversi minuti, soprattutto i primi venti, qui la gente di Spalletti si è fatta piccola, piccola, dopo i primi guizzi. L’Inter ha giocato con rabbia e determinazione, orgoglio e voglia di provarci. È stata una bella partita, soprattutto perché la gente di Mancini l’ha resa bella mentre i romanisti soffrivano e si stringevano, fossero in campo o quell’esercito dei diecimila in tribuna. Si è visto di tutto un po’: due traverse (Stankovic all’inizio, Totti proprio alla fine), tre espulsi (l’agitato Mancini, Cordoba per doppia ammonizione e Panucci per fallo da ultimo uomo), tre gol ma potevano essere il doppio soprattutto di fabbrica nerazzurra, c’è stata puzza di rigore ma l’arbitro è uno che gira senza occhiali.

Però l’ultima domanda di questa storia chiede: è stata più brava la Roma a vincere la coppa, o l’Inter a perderla? Vista ieri, e ripensando alle follie romane, c’è da pensare che la squadra nerazzurra abbia messo tanto del suo. La Roma ieri non ha fatto la stupida, ma deve aver fatto un patto con lo stellone perché nulla è girato contro: sei gol all’andata e potevano essere di più, ridotti al minimo quelli avversari. Ancora meglio ieri: l’Inter ha inquadrato subito la porta di Doni che, a fronte di una straordinaria parata da gattone (testa di Crespo), si è visto salvato dalla buona stella quando la palla è rimbalzata sul petto di Cordoba ma non in gol, e così quando Gonzalez ha sparato una bordata respinta da Chivu. Aggiungete la disattenzione arbitrale per una spinta di Panucci a Stankovic, davanti alla porta, ed anche quella per un fallo di De Rossi ai danni di Maicon appena dentro l’area: se non era rigore, era ostruzione, ma qualcosa era.

Nel primo tempo l’Inter ha pure segnato un gol con Cruz (palla traversata da Crespo) ma qui l’arbitro ha visto bene il fuorigioco. Tutti segnali tranquillizzanti per la Roma che ha giocato davvero a giri bassi, quasi il suo motore fosse ingolfato. Cattive sensazioni per l’Inter, che si è presentata con una sola punta (Crespo) e Gonzalez tutto pepe sulla fascia. Ma dopo soli 26 minuti ha perso Vieira (distorsione) per un’entrata di Taddei (ignorata). Vieira, non uno qualunque. C’era da pensar male, anche se l’ingresso di Cruz ha dato alla squadra il guizzo «de conquista» ed infatti, nel giro di dieci minuti della ripresa, il duo cabezon nerazzurro, Crespo e Cruz, ha pescato i palloni che hanno cominciato a far sognare la gente in tribuna ed anche in campo. Crespo ha girato di testa in rete il settimo gol sugli ultimi nove interisti. Cruz ha infilzato Doni: palla rasoterra fra le gambe. C’era il tempo per segnare ancora e tanto. Magari per rischiare di prenderne. Toldo non se l’è cavata male. Figo, Stankovic, Cruz e Crespo sono stati instancabili nel provarci, l’Inter è rimasta troppo presto in dieci per l’espulsione di Cordoba (sempre a rischio negli interventi) e la Roma ne ha approfittato infilando nella sua difesa l’ultima palla filante di Totti, chiusa in rete da Perrotta. Gol e coppa a casa. Inter col rimorso.