All’isola delle caprette parte lo sfratto

L’«ufficiale giudiziario» si è presentato in guanti (di lattice) bianchi. E ha servito il pranzo agli sfrattati. Era un trucco, per riuscire a eseguire l’«ordinanza» del sindaco di Portovenere. E ha anche funzionato. Ma in fondo, anche chi è stato costretto a lasciare con la forza la propria casa, tanto male non se l’è passata. Le caprette che da anni si sono impadronite dell’isola della Palmaria, all’interno del parco protetto di Portovenere, iniziavano infatti a starci un po’ strette.
Troppi cuccioli, nessun cacciatore e nessun contadino che potesse metterle nel mirino. Così l’isola è improvvisamente diventata troppo stretta per tutte. Il Comune e la Provincia hanno deciso di intervenire e per offrire un’alternativa alle sfrattate, ha individuato alcuni allevamenti della Val di Vara che si sono detti disposti ad accogliere gli esemplari di troppo.
Il problema della proliferazione eccessiva delle caprette, che sull'isola vivono libere senza poter essere cacciate era al centro del dibattito da diverso tempo. Le caprette della Palmaria sono così seguite e protette che un paio di settimane fa una mamma e un cucciolo avevano mobilitato i vigili del fuoco e la Capitaneria di Porto perchè erano salite su un pinnacolo di roccia e non riuscendo più a scendere rischiavano di morire di fame.
Il primo trasferimento è stato eseguito con l'ausilio di un pontone messo a disposizione dalla Marina Militare Italiana: sedici esemplari sono stati attirati con del mangime all’interno di un recinto, poi le guardie zoofile della Provincia, con l'ausilio di due veterinarie, le hanno prese e trasferite sul mezzo navale dove sono state visitate e controllate. Sono dirette verso un allevamento in Val di Vara dopo un periodo di osservazione, per garantire che siano sane e non portatrici di possibili batteri.
Altri trasferimenti sono previsti nei prossimi giorni, sempre con la collaborazione fra Provincia e Parco regionale di Portovenere, con l'aiuto fondamentale della Marina.