Ma all’Italia non serve quasi mai

C’è una sola ragione per stare dalla parte di Totti: farlo giocare quando gli pare per dimostrare che a quest’Italia non serve. Vero, dirà qualcuno, ma quando mai Totti è servito all’Italia? Ora, senza che le solite schiere di tottiani scendano in campo come gli Unni d’antica memoria, guardiamo il curriculum nazionale del nostro eroe: per colpe proprie o bravura altrui quasi mai ha lasciato la traccia del leader, la zampata del campione. Ad eccezione del suo primo europeo nel quale presentò qualche delizia, compreso il famoso cucchiaio a Van der Sar, gli altri sono stati naufragi. Il mondiale in Giappone è stato il festival del comportamento da pierino la peste, tanto da convincere Maldini a lasciare per sempre la compagnia. L’europeo in Portogallo è stato uno sputo nell’occhio in tutti i sensi. E al mondiale tedesco ha fatto passerella grazie ad una discreta competenza nel tirar calci di rigore. Non molto di più. Fatte le somme, questo è un curriculum da prestatore d’opera, non certo da campione talentuoso e celebrato.
Ed, allora, perché mai preoccuparsi se Totti c’è o non c’è? Perché mai continuare ad abbarbicarsi davanti al santino di un giocatore che, qualche tempo fa, ha detto di provare più emozione a giocare nei quarti di Champions con la Roma piuttosto che con l’Italia nel mondiale? Basterebbe per squalificare chiunque, non solo Totti. Nel passato ci sono stati altri campioni, fantasisti, talenti o presunti tali che in nazionale hanno disperso nel nulla ogni granello di vanità e le chance loro concesse. Mancini, Zola, Corso, per citare i più noti, hanno lasciato labili tracce. Beccalossi nemmeno ci giocò. Ma, almeno, hanno evitato le moine da primadonna che il Pupone ci ha rifilato nell’ultimo anno.
In fondo, Totti ha minor colpe di chi lo vuole in nazionale ad ogni costo: l’azzurro non è cosa per lui, la nazionale ne può fare a meno. Nell’album delle figurine Totti sarà sempre il «core de Roma». Il cuore d’Italia, invece, ha battuto per altri campioni.