An: all’Italia servono energia nucleare, ricerca e più cantieri

Il documento elaborato dal partito in vista dell’incontro di domani con le imprese

da Roma

«Non personalizzo, non è un problema di uomini ma di condivisione dei valori e dei principi contenuti nei programmi. Noi crediamo nella qualità della politica, poi chi ha più filo da tessere, tessa». Il presidente di Alleanza nazionale, Gianfranco Fini, presentando il programma della conferenza nazionale di Brescia (in programma domani e sabato), ha abilmente evitato qualsiasi speculazione sul dibattito interno al centrodestra che lo vedrebbe come principale candidato alla successione di Silvio Berlusconi come leader della Cdl dopo la pubblica attestazione di stima ricevuta dal Cavaliere la scorsa settimana.
«Il centrodestra nei cinque anni di governo - ha aggiunto - ha fatto in modo che i programmi non rimanessero lettera morta. Il grande merito di Berlusconi è stato l’aver dato vita a quella coalizione». Un concetto ribadito qualche ora più tardi nel corso del suo intervento a L’infedele su La7. «Nessuno è insostituibile - ha specificato - ma in questa fase politica Berlusconi ha la capacità di tenere insieme la Casa delle libertà attraverso un patto federativo o, come spero, un patto più stretto». Allo stesso modo Fini ha sottolineato di non essersi «sentito affatto danneggiato dalle parole di Silvio Berlusconi» (la sua candidatura è un’«ovvietà») ribadendo che «non esistono delfini o eredi designati perché le leadership nascono in campo e sono gli elettori che scelgono i leader».
Il vero problema politico, secondo il presidente di An, è rappresentato dall’«omogeneità della coalizione che è fondamentale», un tema che in un centrosinistra frammentato fa scattare «l’allarme rosso». Di qui l’importanza del programma e dell’elaborazione del documento che sarà presentato alla conferenza di Brescia, una due giorni durante la quale il partito di via della Scrofa si confronterà per la prima volta con il mondo produttivo e sindacale, da Confindustria a Confapi a Confcommercio passando per Fs ed Eni fino a Cisl, Uil e Ugl (non invitata la Cgil). «C’è la volontà di An - ha sottolineato - di presentarsi al confronto politico non solo come opposizione che in quanto tale è portata a dire “no”, ma come opposizione con cultura di governo».
E il documento elaborato dall’esecutivo in vista dell’appuntamento bresciano è ricco di proposte. In primo luogo, contiene tre progetti di legge (i tre «assi dello sviluppo») che sono stati già presentati. Il primo mira a riaprire «subito e senza ipocrisie» la via al nucleare, il secondo si propone di accelerare l’iter delle grandi opere regolando meglio le iniziative di natura concessoria o in project financing e il terzo punta a stimolare la competizione tra gli atenei per premiare la qualità della ricerca e della didattica. La triplice iniziativa legislativa non esaurisce il discorso. L’attenzione di An si è concentrata anche sulle politiche per stimolare le aggregazioni tra le pmi (rinvigorendo i Distretti), sulla riduzione dell’imposizione fiscale sulle imprese (fino a proporre tasse zero per le nuove aziende e sulla ricerca), sulla riorganizzazione degli incentivi e sulle liberalizzazioni nei settori strategici come utility, trasporti e banche.
L’obiettivo è siglare un «nuovo patto per l’Italia» tra le parti sociali favorendo una revisione dei contratti sia pubblici che privati per creare un collegamento tra alcune quote delle retribuzioni e la produttività. Allo stesso modo, An propone di liberare la contrattazione a livello d’impresa e territoriale dai «vincoli del contratto nazionale». Una posizione quasi antitetica a quella del sindacato più vicino, l’Ugl. «Noi - dice al Giornale, Adolfo Urso, uno dei padri del testo - vogliamo realizzare un vero partenariato sociale nel solco del programma della Cdl per realizzare la seconda fase delle riforme. Mentre il centrosinistra fa i piani con la finanza, noi parleremo a tutto il mondo produttivo». Possibili divergenze con l’Ugl? «Il segretario Polverini sta compiendo un’opera di modernizzazione», taglia corto. «Bisogna liberalizzare e aggregare - spiega Stefano Saglia, vicecoordinatore economico di An - perché, nel settore energetico, ci sono consorzi di piccoli Comuni da una parte e società quotate dall’altra» .
Le proposte di An si incardinano, come ha spiegato Fini in una «dimensione sempre più europea» con chiari riferimenti a Nicolas Sarkozy, David Cameron e all’area euroamericana teorizzata da Angela Merkel. Nessun riferimento, invece, alla riforma della legge elettorale, argomento caro alla Confindustria montezemoliana. Ma per il presidente di An il problema non quello «della durata dei governi, ma della omogeneità delle coalizioni». Anche se, nel corso del suo intervento televisivo ha ribadito che, pur auspicando una legge ad hoc in Parlamento, «se si arriva al referendum, voto a favore».