All’Out Off

Basta che si accenda una sigaretta nel buio della scena per entrare nel mondo di Harold Pinter. Per ritrovarsi catapultati in una stanza priva di qualsiasi identità, dove gli oggetti sono accatastati alle pareti, imprigionati nel cellophane, dove non c'è ordine e armonia e nessuno tra i personaggi che la abitano sembra capire chi è.
Accade tutto ne Il guardiano, la pièce scritta dal grande maestro inglese dell'assurdo, in scena al Teatro Out Off di via Mac Mahon 16 fino a domenica 12 dicembre (info: 02.34532149, www.teatrooutoff.it), e interpretata da Gigio Alberti, Mario Sala e Alessandro Tedeschi. Ma questa volta l'affresco impietoso della società inglese che Pinter aveva ritratto con grande successo non è ambientato nella Londra dei sobborghi inizio anni Sessanta, ma nella periferia della Milano di oggi, 2010. «Ho voluto trasporre questa pièce ricordandomi di quanto Harold Pinter un giorno mi disse: “Le cose che scrivo non rappresentano un tempo immobile" - spiega il regista Lorenzo Loris che ha conosciuto il drammaturgo quando interpretò La serra accanto a Carlo Cecchi -. Inseguendo questo pensiero, porto in scena una pièce dove i luoghi e le espressioni britanniche, dalle fermate della metropolitana ai pub, dal rito del caffè che sostituisce quello del tè alla stazione centrale, sono "tradotte" e ben riconoscibili da chi oggigiorno vive o frequenta a Milano».
Il microcosmo inquietante e minaccioso descritto da Pinter, però, è sempre quello. E anche chi vi abita, tra decine di oggetti in disuso, ha le medesime caratteristiche dei tre protagonisti originali: di un giovanotto, Aston, di suo fratello Mick e di Davies, un barbone che viene da lontano e fatica ad essere accettato. «Rappresentano un mondo dell'indifferenza che ci porta a riflettere su una città come Milano dove, al di là degli schieramenti di partito, ci si dovrebbe battere per far largo a un sentimento di condivisione e di senso civico che oggi, purtroppo, viene sempre più a mancare», spiega Lorenzo Loris, che con Il guardiano continua un percorso cominciato dal Teatro Out Off tra i grandi classici del Novecento. E per meglio entrare nell'atmosfera, basta guardare le immagini che vengono proiettate dietro il palcoscenico: sono attori impacchettati nel cellophane, ma anche, e soprattutto, fotografie di una Milano intrappolata nel buio della notte e nel silenzio dei nostri cuori.