All’Ufficio Cinema mancano persino la carta e le penne

Alessia Marani

Chissà se il sindaco Walter Veltroni ai divi di Hollywood ha raccontato anche come funziona la Film-Commission di Cinecittà. A dirla così, suonerebbe bene. In realtà, altro non è che l’Ufficio Cinema del Comune di Roma, spostato dalla sede dell’assessorato alla Cultura di piazza Campitelli per finire relegato in un piccolo edificio della città dei set. Con uno «sfratto» esecutivo sulla testa (la Holding Cinecittà rivorrebbe i locali ceduti al Campidoglio con una convenzione ormai scaduta), senza carta, fax e strumenti adeguati per portare avanti una mole di lavoro gigantesca: almeno 2500 determinazioni l’anno, più mezzo migliaio di dinieghi e annulli vari alle domande presentate da qualunque produzione italiana o estera voglia girare scene o spot pubblicitari all’ombra del Cupolone. Domande che vanno inoltrate per chiedere l’autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico e, se necessario, girate per il nullaosta alla Sovrintendenza ai Beni artistici. Ieri, il primo «miracolo» la festa del cinema di Roma l’ha fatto: finalmente è arrivata una pellicola per fax. Così, almeno uno su quattro degli apparecchi è tornato alla vita. Cominciando a «sfornare» richieste d’autorizzazione datate ancora settembre. Il terminale del fax - memoria stracolma - è stato azzerato. Le domande perse per sempre. «Per le case cinematografiche - spiega Maurizio Marini, ispettore di produzione che si occupa di sbrigare le pratiche per diverse case cinematografiche - è fondamentale non perdere tempo. Ogni giornata di lavoro di una fiction, per fare un esempio, può costare anche 40, 50mila euro. Ma ogni giorno bisogna scontrarsi con una burocrazia farraginosa e resa sempre più ostica. Se l’Ufficio Cinema continua a funzionare, anche a stento, lo deve solo alla buona volontà dei suoi operatori». Una dozzina di persone in tutto, non ci sono fotocopiatrici, le penne gli impiegati se le portano da casa, le risme di carta «grandi assenti»: fatti «noti», descritti per filo e per segno da missive inviate in questi giorni dai responsabili di settore ai vertici di assessorato e Campidoglio e in cui viene messa nero su bianco una situazione al collasso. Non basta. Le pratiche vengono persino scritte a mano e fatte girare da un ufficio all’altro con un «camminatore». Ovvero un incaricato che un paio di volte al giorno, mattina e pomeriggio, fa la spola da Cinecittà in centro per fare firmare gli atti al capo dipartimento, rimasto a piazza Campitelli. Con un passaggio in più dell’ultima ora, visto che una nuova circolare capitolina ha imposto un «visto» ulteriore alla documentazione: quello della II unità organizzativa che poi dovrà rinviare il tutto sempre al dipartimento. Insomma, altra perdita di tempo. Pensare che per invogliare le case di produzione mondiali a girare le proprie scene nella Capitale, con una delibera ad hoc, la 44/2004, il Comune ha varato un maxisconto sulla Tosap del 50 per cento. Più 500 euro al giorno dovute, se serve, alla Sovrintendenza. Un giro milionario, quello delle autorizzazioni a riprendere, di cui però Veltroni&Co. paiono tenere poco conto se a chi se ne occupa non forniscono neppure la carta. alemarani@tiscali.it