Allagarono il Parini, è il giorno del «giudizio»

«Hanno capito perfettamente l’errore. Azione ben pensata che non avrebbero mai commesso se non in gruppo»

Enrico Lagattolla

«Messa alla prova». Come previsto, è stata questa la richiesta fatta ieri dal procuratore della Repubblica per i minorenni Giovanni Ingrascì, in aula per sostenere l’accusa contro i cinque ragazzi del liceo Parini che il 17 ottobre scorso allagarono i bagni dell’istituto, causandone la chiusura per qualche giorno.
La decisione sarà presa oggi dal giudice per le udienze preliminari Anna Poli, ma con ogni probabilità sarà confermato quanto emerso in sede di udienza preliminare. Resta da stabilire solo la durata di questo «percorso riabilitativo». L’ipotesi più accreditata fa riferimento a un periodo di sei mesi.
In altre parole, il processo sarà sospeso. Un intervallo durante il quale i cinque ragazzi - di età compresa tra i sedici e i diciassette anni - dovranno dimostrare una buona condotta, e «di aver intrapreso un percorso di responsabilità»: impegno scolastico, volontariato, colloqui con gli assistenti sociali e gli psicologi. Colloqui che, in realtà, sono già cominciati in novembre. «Si è trattato di incontri che hanno permesso di tracciare un quadro della personalità dei minori e della storia psicologica delle famiglie, oltre a favorire un miglioramento dei rapporti tra genitori e figli».
Al termine della messa alla prova, è prevista un’udienza di valutazione. Se l’esito sarà positivo, il reato sarà estinto, e con quello le conseguenze penali per i cinque ragazzi. In caso contrario si procederà con la condanna o il perdono giudiziario, «che però - precisa il procuratore - danneggia i minori, perché non permette il recupero, non estingue il reato, e si può dare una volta sola».
Il «percorso», comunque, pare già a buon punto. «Hanno perfettamente capito l’errore commesso», spiega Ingrascì, che definisce l’episodio dell’allagamento come «un reato tipico degli adolescenti sempre alla ricerca della propria identità».
Processo, quello di ieri, a porte chiuse. È Ingrascì a raccontare la scena. «Gli studenti hanno tranquillamente ammesso le proprie responsabilità, incluso il ragazzo che in un primo tempo aveva negato il proprio coinvolgimento». Il gup ha ascoltato la loro ricostruzione della vicenda: è il 17 ottobre 2004, domenica. L’indomani c’è il compito di greco «e i ragazzi volevano ritardare le lezioni per due o tre ore». I cinque entrano nel liceo con colla e nastro adesivo, camuffati dalle sciarpe per timore delle telecamere, aprono un ventina di rubinetti, tappano lo scarico dei lavandini e provocano così l’allagamento. Totale, sospensione per quindici giorni, liceo Parini chiuso per settimane, danni valuatati in circa 200mila euro. «Un’azione ben pensata e organizzata che non avrebbero mai commesso se non in gruppo - dice il procuratore -, la grande avventura trasgressiva di cinque adolescenti».
E ieri, nell’aula del tribunale dei minori «hanno parlato tutti, uno dopo l’altro e davanti agli altri, con semplicità e coerenza. Erano evidentemente emozionati, ma nessuno ha pianto». Alla fine, nessuno ha commentato. Non i ragazzi, né i genitori che li hanno accompagnati.