Allarme antinfiammatori. La Ue pronta a bloccare la vendita del nimesulide

Quando si ha mal di denti si rimedia con un Aulin. I dolori mestruali spariscono come per incanto con una bustina di Aulin o altri generici a base di nimesulide. C’è chi lo consuma per scacciare il mal di testa, o per un dolore alle articolazioni. Il «toccasana» di ogni malanno è spesso usato con leggerezza, quasi fosse una caramella. Ma l’idillio con l’antinfiammatorio si è incrinato. Lunedì prossimo, infatti, il Comitato europeo per la sicurezza dei farmaci deciderà se sospenderne la distribuzione in via cautelativa, in tutta l’Ue, Italia inclusa.
L’ultimo allarme sui rischi legati alla sua assunzione arriva dall’Irlanda. Due giorni fa, l’Agenzia del farmaco irlandese ha bloccato d’urgenza la commercializzazione del principio attivo, la nimesulide, perché accusato di essere la causa di 53 casi sospetti di intossicazione al fegato, tra cui sei di insufficienza epatica grave, che hanno richiesto il trapianto di fegato. Ma l’Irlanda è solo l’ultima nazione a nutrire questi sospetti. Nel 2002 anche la Finlandia aveva messo sotto accusa la molecola. Si erano infatti verificate 66 epatiti tossiche. In due casi le alterazioni sono state così gravi da richiedere il trapianto, mentre in un altro caso c’è stato un decesso sospetto. Anche la Spagna, qualche mese più tardi, aveva sospeso cautelativamente la vendita del farmaco.
L’allarme aveva fatto scattare un’indagine italiana che non ha però confermato i sospetti dei medici finlandesi. Il farmaco è così rimasto sul mercato europeo e ha continuato a essere usato in molti Paesi «affezionati» come l’Italia, che resta in vetta alla classifiche in fatto di consumi. Nonostante gli esperti non siano degli estimatori di questa molecola. «L’Aulin non è un farmaco di prima scelta, per il quale sono stati dimostrati i dati di efficacia e di sicurezza. Altri antinfiammatori come il diclofenal o l’ibuprofene hanno più lavori scientifici alle spalle» spiega Mauro Venegoni, dell’Agenzia italiana del farmaco. Venegoni che conosce bene la nimesulide e altre decine di antinfiammatori in commercio ha condotto lo studio italiano sui rischi del farmaco. Ed è proprio lui a mettere in guardia i consumatori abituali a non abusarne, «perché ogni farmaco contiene controindicazioni e vanno osservati attentamente i benefici ma anche gli effetti collaterali a medio e lungo periodo». Ora, dopo lo stop dell’Irlanda Venegoni spiega: «Il comitato di controllo la settimana prossima analizzerà il dossier irlandese e noi italiani decideremo anche sulla base di quanto faranno gli altri Stati europei». Dunque, il farmaco potrebbe anche essere bloccato. Almeno per un po’. Del resto anche in Italia si punta il dito contro i rischi della sua assunzione. «Per molto tempo la nimesulide ha goduto della fama di farmaco non molto rischioso, ma ogni anno, noi medici internisti, osserviamo un numero abbastanza preoccupante di pazienti che subiscono danni epatici e dell’apparato gastroenterico causati proprio dalla molecola», dice Giovanni Mathieu, presidente della Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti. C’è chi invece, come il professor Garattini, assolve la nimesulide ma precisa: «Se guardiamo la quantità di pubblicazioni, ci sono altri infiammatori come il Moment o il Voltaren che lo superano. Il punto è che non sono stati fatti studi comparativi e soprattutto su grandi numeri. Dunque, tutti possono dire quello che vogliono».
Gli fa eco Claudio Cricelli, segretario nazionale della Società di medicina generale: «I problemi riportati dall’Irlanda riguardano un uso non corretto delle prescrizioni del medicinale». E anche l’Aifa richiama «medici, farmacisti e cittadini alla scrupolosa osservanza di indicazioni, controindicazioni e posologia».