Allarme attentati, Tribunale «sotto scorta»

Enrico Lagattolla

«Credi nel diavolo?». «Sì, mi fa paura». Domenica pomeriggio, in un ufficio della Procura, il pubblico ministero Grazia Pradella interroga Davide Folli per la seconda volta. Tre sere prima, il ragazzo ha ucciso la fidanzata con dieci coltellate in un appartamento a Baggio. È alterato, parla a mezza voce. Le sue risposte sono confuse. Ripete quanto già detto alla polizia la sera dell’omicidio. «Ho dovuto farlo, lei era Satana». Poi cambia idea. «No, Satana sono io».
Venticinque anni, e ne dimostra anche meno. Magro, dimesso, alterna momenti di totale apatia a scatti di nervosismo. Trema, è alterato, lo sguardo perso nel vuoto, gli occhi che fissano un punto nell’aria. «Le facce - dice di colpo - vedo le facce». La sua deposizione ha poco di logico: «Lei era il Male, io il Bene». E subito dopo: «Sono io il Male».
Davide Folli non apparterrebbe ad alcuna setta. La sua, con ogni probabilità, è «solo» una forte suggestione. Ascolta musica heavy metal, veste in nero, il mondo tetro della cultura hard rock lo affascina. Nella casa dell’orrore troneggia una bandiera con un teschio e a forma di teschio erano anche due portacenere. Poi, l’anfetamina.
«Io e Valentina (la ragazza uccisa, ndr) - racconta Davide al pm - stavamo un mese senza prendere nulla. Poi, per 3 o 4 giorni, ci chiudevamo in casa». Così come è successo giovedì scorso. Il magistrato chiede perché abbia aggredito la sua fidanzata. «Abbiamo litigato», risponde solo il ragazzo. «Mi spiace, vorrei tornare indietro». Ma non sa spiegare il motivo di quella lite. Ci pensa, e ricade nella «ragione» satanista. «Il diavolo».
A colpire gli inquirenti è stata l’efferatezza con cui il giovane si è scagliato contro la ragazza. Dieci fendenti, tutti inferti nelle parti vitali, nella schiena e nel petto della giovane. Un coltello spezzato dalla violenza del colpo, un altro lasciato nel corpo della vittima prima di uscire di casa, e di costituirsi. Ora, invece, a preoccupare sono le condizioni di Davide Folli. Il ragazzo, sofferente di crisi depressive come ha raccontato la madre, resta a San Vittore ma sorvegliato 24 ore su 24. Il timore, forte, è che possa essere ancora vittima dei suoi «demoni».