Allarme-banche: le Borse vanno al tappeto

Si è già dissolta l’euforia per il piano anti-crisi presentato mercoledì scorso dal presidente della Commissione Ue, Jose Manuel Barroso. È bastato l’allarme-banche lanciato dalla Bce nel Bollettino di ottobre e la diffusa convinzione che gli istituti di credito dovranno sopportare un taglio del capitale sui bond greci superiore al 21% previsto, per far cadere ieri le Borse europee. Tutte giù per terra, nessuna esclusa. In particolare Milano (-3,7%), dove il peso preponderante dei titoli bancari (Unicredit, crollata del 12%, ha abbandonato di nuovo quota un euro) ha condizionato pesantemente il listino, mentre gli altri mercati hanno contenuto le perdite tra lo 0,7% di Londra e l’1,33% di Parigi e Francoforte.
La luna di miele col rialzo sembra quindi già finita. Nonostante il parlamento slovacco abbia dato ieri il via libera al fondo salva-Stati (Efsf), le paure sono riafforate e rinnovate tensioni hanno colpito lo spread Btp-bund (oltre i 370 punti), nel giorno in cui l’asta dei Btp a cinque anni (3,5 miliardi) ha invece visto i rendimenti calare dello 0,28%, al 5,32%, il livello più basso dal luglio scorso. Italia e Spagna sono in grado di finanziarsi sui mercati e non avranno bisogno dell’Efsf, ha detto il numero uno del fondo Klaus Regling.
La lettura data dall’Eurotower alla situazione congiunturale (crescita economica stagnante nel secondo semestre e inflazione surriscaldata) non induce all’ottimismo, nè l’invito rivolto ai Paesi meno virtuosi sotto il profilo dei conti a tenersi «pronti ad adottare eventuali misure aggiuntive». Identiche note di preoccupazione riguardano le banche, chiamate da un lato a un notevole sforzo di ricapitalizzazione e dall’altro a dover probabilmente accettare un haircut sui sirtaki-bond fino al 50%, come peraltro confermato ieri da fonti francesi e dell’Unione europea. L’istituto guidato da Jean-Claude Trichet è da sempre contrario a un coinvolgimento forzoso dei privati nel salvataggio di Atene. Una posizione ancor più ribadita nel Bollettino, dove si sottolinea che l’Eurotower ha «fortemente sconsigliato qualsiasi soluzione che comporti elementi di coercizione su questo fronte». Ma la Bce va oltre: la partecipazione dei privati su basi più onerose, rischia di innescare una spirale di tensioni tra debiti pubblici e banche tale da aggravare la crisi e «mettere a rischio la stabilità dell’intera area». Un paletto ben piantato e visibile. Giustificato dai timori di Francoforte sulla situazione delle banche, «che richiede particolare attenzione». Gli istituti sono invitati a rafforzare i loro bilanci trattenendo - se è il caso - gli utili, mentre la componente patrimoniale andrà rafforzata ricorrendo al mercato.
Ed è proprio sul piano di ricapitalizzazioni coordinate che Bruxelles sta lavorando. L’obiettivo è aumentare rapidamente le soglie di capitale prudenziali. Alcune ipotesi parlano di ratios alzati fino al 9%. Ma il piano è oggetto di una pioggia di critiche degli istituti tedeschi, che lo reputano controproducente. Sulla partecipazione ai costi della crisi greca sarebbe in atto un braccio di ferro tra i ministri dell’Economia e l’Autorità bancaria europea da un lato e le banche dall’altro. In un clima arroventato, nella riunione che inizierà stasera i Paesi europei dovranno convincere i partner del G20 della bontà delle misure prese. Il summit servirà a preparare il vertice tra capi di Stato e di governo Ue di inizio novembre a Cannes, snodo cruciale per affrontare la delicata questione del rafforzamento del fondo salva-Stati.