Allarme Bce: crescita più bassa maggiori i rischi di inflazione

L’istituto rivede le stime sul Pil 2007 (+ 2,6%) e 2008 (+2,1%). Preoccupano greggio, materie prime e salari

da Milano

Il nodo da sciogliere è sempre lo stesso: come preservare l’economia dai rischi di rallentamento e, al tempo stesso, porre un freno alle spinte inflazionistiche. È il dilemma che accompagna ormai da qualche mese la Bce, condizionandone le scelte di politica monetaria, puntualmente riproposto nell’ultimo Bollettino mensile diffuso ieri.
Ci sono tuttavia due elementi inediti che emergono dall’analisi dell’istituto di Francoforte: da un lato, l’ammissione che la forza dell’euro si ripercuoterà sull’export, peraltro già indebolito dal rallentamento dell’economia Usa; dall’altro, la revisione al ribasso delle stime di crescita di Eurolandia, ritoccate sia per quanto riguarda il 2007 (più 2,6 dal precedente 2,7%), sia per il 2008 (più 2,1 da 2,3%), mentre rimane invariata la previsione relativa al 2009 (più 2,2%). Nel settembre scorso, la banca guidata da Jean-Claude Trichet parlava ancora di «crescita vicino al potenziale», segno di un quadro congiunturale in rapido deterioramento. La crisi del credito ha insomma lasciato il segno: ne hanno sofferto anche gli investimenti, in calo, e i fondi comuni monetari, dove la fuga dei risparmiatori è costata tra agosto e settembre una diminuzione complessiva del patrimonio pari a 25 miliardi di euro.
La minor crescita dovrebbe contribuire ad attenuare il surriscaldamento dell’inflazione, ma non abbastanza: la soglia limite del 2% continuerà a essere superata nel triennio 2007-2009. Nel Bollettino, infatti, la Bce ribadisce la propria preoccupazione per la dinamica dei prezzi al consumo, e la stessa sottolineatura viene posta dal membro del comitato esecutivo, Jurgen Starck, secondo il quale i rischi d’inflazione «sono aumentati e si sono intensificati negli ultimi tempi». Il colpevole principale resta il petrolio, che genera «forti pressioni sui prezzi», ma l’Eurotower mette sotto accusa anche i rincari degli alimentari (vedi servizio in questa pagina), delle materie prime non energetiche e le pressioni salariali. Motivo per cui la Bce si dice «pronta ad alzare i tassi» (ora al 4%), pur confermando la necessità di «avere maggiori informazioni» prima di decidere come intervenire.
In presenza di uno scenario così complicato, l’istituto centrale richiama ancora una volta i governi dell’area a dare un contributo a sostegno della crescita, lamentando tuttavia gli sforzi insufficienti compiuti per riaggiustare le finanze pubbliche. «I piani di bilancio per il 2008 di diversi Paesi - si legge nel Bollettino - evidenziano un orientamento pro ciclico delle politiche fiscali e un ingiustificato allentamento degli sforzi di riequilibrio». In particolare, la Bce sollecita l’Italia a procedere con aggiustamenti strutturali del deficit «di almeno lo 0,5% del Pil l’anno».