Allarme Bianco: politici e 007 «traditi» dalle sue spiate

Le accuse al presidente del Comitato sui servizi: lancia allarmi e racconta troppi segreti

Gian Marco Chiocci

da Roma

Allarme Bianco. Nel senso di Enzo Bianco, presidente del Comitato di controllo sui servizi segreti, fatto «nero» sempre più spesso per la facilità con cui rivela notizie riservate creando allarme e disorientamento. Anche stavolta l’ex ministro dell’Interno, ricordato per il caos ai seggi del 2001, la tarantella con le odalische in un night club di Istanbul, le fughe di notizie «istituzionali» che aiutarono i brigatisti di D’Antona, da quando ha perso le elezioni che giurava di stravincere a Catania, è tornato a catalizzare l’attenzione dei colleghi del Copaco. Da destra a sinistra non sanno più cosa pensare dopo l’ennesimo exploit seguito all’audizione del generale Niccolò Pollari, direttore del Sismi. Il capo dei nostri 007 aveva fatto una panoramica dei pericoli reali e potenziali, ammettendo che però non c’è una segnalazione specifica su dove, come e quando le cellule islamiche potrebbero colpire. Pur entrando nei dettagli, Pollari era rimasto sul vago forse presagendo quello che di lì a poco Bianco avrebbe rivelato ai microfoni conquistando l’«apertura» dei tg e dei quotidiani nazionali. Ovvero: «Ci sono cellule pronte a colpire in Italia».
Il ministro della Difesa, Antonio Martino, gli ha risposto subito a tono: «Prenderei le esternazioni di Bianco con il beneficio di inventario perché sappiamo bene che ha una certa facilità all’enfatizzazione». Incredulo Fabrizio Cicchitto di Forza Italia: «Il momento è così delicato e serio che occorrerebbe sobrietà e riservatezza, e invece le informazioni vengono propagate mediaticamente e amplificate». Forse Enzo Bianco non lo sa, «ma il compito del Copaco - aggiunge Maurizio Gasparri di An - non è quello di provocare i titoli in prima pagina dei giornali». All’opposizione la pensano allo stesso modo. Massimo Brutti dei Ds: «Bisogna fare attenzione a lanciare notizie senza fondamento».
E pensare che il presidente-chiacchierone il 22 marzo del 2003 predicava moderazione e prudenza (sic!): «Sulla sicurezza in Italia tacciano tutti e parlino solo il premier e il ministro dell’Interno, perché se uno la spara grossa si rischia di creare nel nostro Paese un allarmismo di cui non c’è bisogno, perché c’è un allarme serio. La sicurezza non è materia di dilettantismo». Quando è il governo a lanciare l’Sos, Bianco bacchetta gli eccessi di allarmismo. Quando il governo sgobba sotto traccia, capita che Bianco prima ascolti i direttori dei Servizi, poi spifferi dettagli sul lavoro degli 007, quindi critichi l’Esecutivo perché mette a repentaglio la vita degli ostaggi. Gli va male con le due Simone («gli eccessi di ottimismo possono essere dannosi»), con la Sgrena («raccomando discrezione a Berlusconi»), nel caso di Enzo Baldoni va talmente oltre che il fratello del giornalista scomparso lo prende di petto: «Ci mancava solo lui a fare confusione».
Va detto poi che il presidente del Copaco è sensibile, molto sensibile, a quel che scrive La Repubblica. Ad ogni giornalata sulle presunte malefatte dei nostri agenti segreti, puntualmente pubblicizza ciò che i vertici del Servizio - convocati per altre faccende - riferiscono sull’argomento. L’ha fatto con Telekom Serbia, con l’ultraconservatore Michael Ledeen, con le «ombre» dell’attentato sventato alla nostra ambasciata a Beirut, col Nigergate, l’altro ieri con l’imam scomparso a Milano ottenendo dal generale Pollari un secca smentita sul paventato coinvolgimento del Sismi nel rapimento. Lo fa sempre. Non è un caso che al Sismi, come al Sisde, più che del rosso si parli con preoccupazione dell’allarme Bianco.