Allarme di Blatter: «I ricchi analfabeti uccidono il calcio»

Il numero uno Fifa: «Uno sport rovinato da giovani senza istruzione che vogliono cifre folli. E da club miliardari che spendono selvaggiamente»

Franco Ordine

Risulta complicato pensare a Sepp Blatter, presidente della Fifa, la federazione mondiale del calcio, come al Nazareno, deciso a scacciare i mercanti dal tempio. Eppure è questa l’impressione, stravagante in verità, dettata dall’ultima esternazione del colonnello svizzero, l’intervista concessa all’austero Financial Times nella quale lancia l’idea di voler creare «una task-force per esaminare il pornografico ammontare di denaro» che i proprietari dei più ricchi club del mondo stanno investendo nel calcio con la conseguenza di generare grandi differenze tra le squadre e minacciando, con il loro stile da «capitalismo selvaggio di tipo occidentale» di uccidere il gioco stesso. Il grido di allarme e di dolore si alza chiaro e forte nel cielo di Londra non a caso: uno degli obiettivi dichiarati dell’intemerata di Blatter è Roman Abramovich, patron del Chelsea, che vanta in materia un investimento netto di 578,4 milioni di euro dal giorno del suo insediamento al comando del club londinese. E la successiva descrizione dei mercanti entrati nel tempio del calcio, si attaglia in modo perfetto al miliardario russo. Sentite: «Gli investimenti spesso provengono da singoli individui che non hanno alcuna storia o precedente interesse nello sport, come se il calcio fosse diventato un mezzo da utilizzare per altri scopi nascosti». Mancano solo le generalità.
Per fortuna di Blatter, e della sua intervista che risulta appena più credibile, l’attacco ai «proprietari dei maggiori club che han preso il controllo del calcio nel mondo» viene temperato da un’altra denuncia, questa sì condivisibile, «la nuova schiavitù rappresentata dalla compravendita dei diritti riguardanti i giovanissimi» e da una feroce contestazione dei guadagni di alcune stelle del calcio mondiale, «ragazzi neanche istruiti che guadagnano in un mese ciò che i loro genitori e la maggioranza dei tifosi guadagnano in un anno». Per leggere, in modo attendibile, lo sfogo di Blatter, oltre alla guerra aperta con Abramovich e il Chelsea, c’è da ricordare ciò che sta accadendo dietro le quinte. Il G14, associazione che raggruppa i club più famosi d’Europa, ha lanciato una campagna per ottenere dalle singole federazioni (e quindi da Uefa e Fifa che organizzano e incassano soldi da Europei e Mondiali sfruttando i tesserati pagati dalle società) un indennizzo. Il contenzioso è finito in un’aula del tribunale per iniziativa del Charleroi. C’è il rischio, molto concreto, di un’altra sentenza Bosman. Di qui il nervosismo del presidente della Fifa.
A cui non sono mancate le repliche. Fabio Capello, allenatore della Juventus, non si è tirato indietro. «Certo ci sono dei giocatori che guadagnano molto ma è un fatto che la stessa Fifa e l’Uefa, quando ci sono le competizioni, non fanno nulla per non guadagnare»: bersaglio centrato. E infatti uno dei cavalli di battaglia di Blatter è il bilancio Fifa, in grande attivo. Naturale: organizza uno spettacolo, i cui attori vengono pagati dai club! «In passato c’erano guadagni consistenti per tutti, adesso vengono riservati solo ai top e le società ci tengono ad avere in ordine i propri conti» è la distinzione di Capello. Seguita da quella di Lotito, presidente della Lazio, che si sente gratificato dall’intervista del boss della Fifa. «Io l’avevo detto un anno fa che i troppi soldi uccideranno il calcio» l’incipit del dirigente romano. «Le squadre devono essere fatte da gladiatori perché questi combattevano per gli ideali e non da mercenari i quali hanno sempre abbandonato il campo» la conclusione di Lotito. Finalino: far finta di credere che Blatter sia il Nazareno che vuol cacciare i mercanti dal tempio, è l’ultimo sciagurato errore che potremmo commettere, tutti insieme. Raccontatelo ai londinesi distratti.