Allarme brogli: ecco le prove dei voti comprati

Rivelazione choc di un giornalista: &quot;In Germania ho pagato 300 euro per sei schede&quot;. Il voto all'estero comincia nel caos: <strong><a href="/a.pic1?ID=251841">in Costarica migliaia di italiani senza documento</a></strong>

Milano - «Così a Colonia ho comprato sei voti». Comincia così l’inchiesta choc del settimanale Tempi, in edicola domani con il Giornale sull’allarme brogli. Il giornalista del settimanale ha raccontato come ha fatto a procurarsi i plichi elettorali. Pagandoli cinquanta euro l’uno. «Ho in mano un plico - racconta Rodolfo Casadei - che non trova il suo destinatario e deve tornare all’ufficio del consolato italiano di Colonia, responsabile della spedizione. Invece si trova, insieme a un’altra quasi identica, nelle mie mani. Per due precise ragioni: la prima è che il destinatario ha regolarmente ricevuto quanto gli era stato inviato; la seconda è che successivamente ha deciso di cederla a me in cambio di denaro».

La sconcertate scoperta del giornalista italiano è la prova che il voto degli italiani all’estero rischia di essere seriamente falsato. Senza neanche correre troppi rischi, Casadei riferisce di aver peraltro «restituito i plichi intatti ai destinatari legittimi, poveri diavoli sui quali non c’è motivo di infierire».

Ma come ha fatto a procurarsi quei plichi? Casadei racconta di essere entrato in un bistrot italiano di Ehrenfeld, quartiere della prima periferia di Colonia popolato di italiani e di turchi, che gli era stato «segnalato come uno di quelli al centro di collette di voti a favore di un candidato». Secondo le sue informazioni «il gestore del locale avrebbe pagato alcuni ragazzi per procurarsi plichi chiusi ancora da votare, da girare a un candidato della Destra. Appena dentro il bar, «gli avventori cominciano a parlare ad alta voce dello schifo della politica italiana e dello schifissimo del voto italiano all’estero. “Hanno già cominciato a chiedere le schede come l’altra volta” - racconta -. “Se un giornalista sente le cose che stiamo dicendo gli si rizzano tutti i capelli in testa”. “Io a casa ho sette schede”».

Sembra fatta, con tanto di tariffario. Ma i prezzi sono alti, oscillano tra 800 e 10mila euro. Troppo, visto che secondo un candidato Udc al Senato residente a Colonia, Rosario Cambiano, «bastano 5 euro». Il giornalista lo contatta per saperne di più, «ma lui taglia corto e si defila: “Sì, l’ho già detto, il prezzo finale è 5 euro. Chi porta le buste al collettore riceve 3 euro l’una, poi quel signore le rivende al candidato per 5 euro. Ma guardi che ci sono molti altri problemi in questo voto”». Dietro le incongruenze «fra gli elenchi dell’Aire, quelli in possesso dei consolati e quello in base a cui il ministero degli Interni fa spedire le schede agli elettori» infatti si nasconde «un altro grandissimo casino», scrive il giornalista, che racconta di essere entrato in contatto con una famiglia italiana «nella quale la giovane moglie, dell’età di 23 anni, ha ricevuto insieme alla scheda per la Camera anche quella per il Senato, benché in quest’ultimo caso l’età per il voto sia fissata a 25 anni. E con un’altra famiglia dove un ragazzo di 15 anni – quindici anni! – ha ricevuto un plico elettorale a lui intestato contenente una sola scheda: quella per il Senato...». E scrive che «entrambi me le hanno lasciate per ricordo».

Gratis. Non basta. Ci sono anche i connazionali che i plichi non li hanno ricevuti. L’ultimo giorno utile, ricorda Casadei, era lo scorso 29 marzo. «Poi bisogna andare a protestare al consolato», ma lo fanno in pochi. A una famiglia è arrivato solo un plico, anziché sei. In un palazzo ne mancano altri 17. Colpa di un postino «distratto» o di qualche ladro abile che ha saccheggiato in tempo la cassetta della posta. «Ma non è affatto necessario rubare i plichi per ottenerli. Spesso basta andare per le case. Carmelo Bruna, capomastro di origine siciliana, ha ricevuto una visita mercoledì sera: «Si sono presentati due signori giovani e mi hanno detto: “Siamo del partito di Berlusconi. Se la pensa come noi ci dia per favore le buste. Ci pensiamo noi a votarle”. Io gli ho risposto: “Ma non sono nemmeno ancora arrivate!”. I visitatori - conclude - potevano in realtà essere di qualsiasi partito. Gira voce che il più grosso dei gruppi organizzati che vanno in giro a chiedere i plichi agli italiani alle elezioni passate avesse fatto incetta di plichi per un candidato donna dell’Unione che ha sfiorato l’elezione». Chissà cos’altro aspetta il governo per intervenire.