Allarme Cisl: a rischio 900mila posti di lavoro

Nei prossimi due anni a rischio,
nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni circa 900mila
posti di lavoro. Secondo la Cisl, oltre il 5% dell’occupazione industriale è in crisi

Roma - Nei prossimi due anni sono a rischio, nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni circa 900mila posti di lavoro. È quanto stima la Cisl, che nel suo Rapporto sull’Industria 2008 ha anche stilato una lista di aziende e lavoratori coinvolti in crisi e ristrutturazioni aziendali, molte delle quali sono maturate negli ultimi due mesi. Questa lista, annuncia il segretario confederale, Gianni Baratta, "ha raggiunto il numero di 179.552 lavoratori, contro i 20-25mila che si stimavano a giugno, a rischio occupazione".

Le stime della Cisl Nella lista, messa a punto dall’Osservatorio della Cisl, non sono tuttavia compresi i lavoratori interinali e con contratto a termine, cui non è stato rinnovato il contratto. Per le aziende, annuncia Baratta, ci sono nomi importanti: oltre Fiat e Alitalia, la Guzzi, Lucchini, la Riello di Lecco, la Ratti di Como, Electrolux, Antonio Merloni, Pininfarina e Carrozzerie Bertone, Granarolo, Campari, Unilever e Natuzzi. Anche diversi distretti industriali, avverte l’organizzazione sindacale, sono in difficoltà, come la lana a Prato e Biella, la seta a Como, il calzaturiero nelle Marche, il mobile in Puglia e Basilicata, l’orafo ad Arezzo. Secondo la Cisl, oltre il 5% dell’occupazione industriale, è oggi coinvolta in situazioni di crisi e il dato "tende a crescere".

Il mercato del lavoro "Nelle ultime settimane si sono moltiplicati i segnali di difficoltà del sistema industriale che arrivano alle sedi sindacali, ben al di là delle ultime rilevazioni ufficiali, ferme ad agosto o settembre, prima che la crisi finanziaria manifestasse i suoi effetti sull’economia reale", si legge nel rapporto Cisl che porta a esempio, fra i tanti, il quasi raddoppio (+94%) ad ottobre e in appena tre mesi lavorativi, dei lavoratori coinvolti da situazioni di crisi aziendale nell’industria meccanica della Lombardia. Ma già i dati sulla cassa integrazione di giugno ed agosto indicano che la tendenza ad una riduzione delle ore di cassa ordinaria si sta radicalmente invertendo nel corso del 2008. A giugno, infatti, l’industria manifatturiera accusa un aumento notevole delle ore della Cig (+15,3%), ed una riduzione delle ore di Cigs (-2%), anche se complessivamente (ordinaria+straordinaria) le ore aumentano del +3,5%. Ad agosto, però, la Cig ordinaria aumenta del 24,7%, rispetto al 2007 mentre la Cigs, che ancora a giugno appariva in leggera diminuzione, ad agosto risulta in aumento dello 0,7% in ragione d’anno. Complessivamente le ore di Cassa aumentano del 7,9%, con una variazione più che doppia di quella registrata a giugno. Le ore di cassa straordinaria, tradizionalmente più voluminose, passano così dal 70,1% al 65,5% della totale ore.

Aziende con difficoltà congiunturali "Se si tiene conto delle variazioni, ciò significa che ad un’area ampia ed immutata d’aziende con difficoltà strutturali (riorganizzazione e crisi aziendale) si comincia ad aggiungere, da fine estate, un’ampia area in crescita d’aziende con difficoltà congiunturali", spiega la Cisl. Anche i dati più recenti per il settore manifatturiero mostrano, rileva la Cisl, che già nella prima parte del 2008, è cambiato di segno il ciclo produttivo favorevole che ha caratterizzato il 2007. Nella prima metà del 2008, intanto, anche l’occupazione mostra segni di cedimento: nel primo trimestre nell’industria in senso stretto, in confronto al primo trimestre 2007, si è ridotta su base annua (-1,4%, pari a -71mila unità), con una diminuzione minore del lavoro dipendente (-1,3%) rispetto al lavoro autonomo (-1,8%). Andamento che prosegue anche nel secondo trimestre con un calo dell’ 1,5 % per i dipendenti e dello 0,2% per i non dipendenti. "In mancanza di misure anticicliche efficaci, di sostegno alla domanda e alle imprese, nei prossimi due anni (2009-2010) ci sarà una riduzione del Pil", osserva la Cisl che chiede quindi interventi sia da parte dell’Unione europea sia da parte del governo nazionale.