Allarme Confindustria: "Questa Italia delude, ripresa ancora incerta"

I tecnici di viale dell'Astronomia rivedono al ribasso le stime di crescita: quest’anno il pil salirà dell’1% e non dell’1,2% come elaborato in
settembre: "La malattia è la bassa crescita"

Roma - L’Italia rimane indietro e delude sul fronte della ripresa: pesano le mancate riforme e non si tornerà ai valori prerecessivi prima del 2015. Il Centro studi Confindustria rivede al ribasso le stime del pil. Secondo i tecnici di viale dell’Astronomia il prodotto interno lordo del Paese salirà quest’anno dell’1% e non dell’1,2% come elaborato in settembre, mentre nel la crescita sarà pari all’1,1% (1,3% in precedenza), per poi accelerare all’1,3% nel 2012. Il nostro Paese, spiegano i tecnici di viale dell'Astronomia, "replica la cattiva performance che ha manifestato dal 1997 in avanti. Aumenta il conto delle riforme mancate o incomplete o inadeguate rispetto a quanto realizzato dai partner-concorrenti. Il confronto con la Germania è impietoso".

Ripresa incerta e asimmetrica La Confindustria spiega che la ripresa "prosegue" ma è di "intensità incerta". Sarebbe, infatti, "zavorrata dalle cause non compiutamente risolte e dalle conseguenze della più grave recessione dagli anni Trenta del Novecento". Il suo passo inoltre è molto diverso tra economie emergenti e avanzate, e all’interno di queste ultime. "Sempre più la crisi - si legge nel rapporto di viale dell'Astronomia - dimostra di avere avuto effetti asimmetrici tra i Paesi, determinati dal potenziale di crescita, dal peso e dalla vulnerabilità dei settori maggiormente colpiti (finanza e immobiliare in testa), dalla salute delle finanze pubbliche e, quindi, dagli spazi di risposta delle politiche economiche".

La malattia dell'Italia Secondo il rapporto presentato dalla Confindustria, "la frenata estiva e autunnale è stata decisamente più netta dell’atteso e il 2010 si chiude con produzione industriale e Pil quasi stagnanti. La malattia della lenta crescita non è mai stata vinta, come la migliorata dinamica della produttività nel 2006 e nel 2007 aveva lasciato sperare". Il comportamento durante la crisi ha dissipato ogni dubbio al riguardo: la contrazione economica è stata violenta, -6,8% il pil da massimo a minimo, 35 trimestri perduti. Il recupero si dimostra indeciso e lentissimo: +1,5% finora. Così "non si ritornerà sui valori prerecessivi che nella primavera del 2015". "Per riagguantare entro la fine del 2020 il livello del trend, per altro modesto, registrato tra 2000 e 2007 - avvertono gli economisti della Confindustria - l’Italia dovrebbe procedere d’ora in poi ad almeno il 2% annuo. Un obiettivo raggiungibile in un arco di tempo ragionevole, come insegna la lezione tedesca, entro il 2012 secondo gli stessi documenti governativi. Ma per coglierlo gli strumenti messi in campo appaiono insufficienti".

Stime di crescita al ribasso I tecnici di Confindustria stimano per il triennio 2010-2012 un graduale recupero del pil dopo la profonda recessione che ha investito l’economia italiana, riportandone indietro il prodotto nel 2009 sui valori di otto anni prima. Nell’intero triennio l’Italia tornerà a crescere a ritmi di poco inferiori a quelli del decennio pre-crisi (1997-2007). "Una dinamica insufficiente - si legge però nel rapporto - a compensare la caduta dell’attività durante la recessione". Alla fine del periodo di previsione, nel quarto trimestre 2012, il pil italiano risulterà inferiore del 2,8% rispetto ai livelli pre-crisi, avendo recuperato fino ad allora il 4,3%, contro la contrazione del 6,8% avvenuta tra il primo trimestre del 2008 e il secondo del 2009. L’andamento trimestrale del pil rimane "piuttosto modesto". Nel semestre a cavallo tra 2010 e 2011 sarà intorno allo 0,2% congiunturale, confermando la decelerazione che si è già manifestata nel terzo trimestre del 2010, quando la variazione del pil è stata dello 0,3%, dopo due trimestri di più ampi incrementi (+0,4% nel primo e +0,5% nel secondo) grazie al traino delle esportazioni. Dalla prossima primavera il recupero avverrà a tassi medi trimestrali di poco più elevati (intorno al +0,3%), specie nel 2012. Tale dinamica "è più lenta di quella degli altri grandi paesi dell’area euro". Il divario di sviluppo è destinato perciò ad ampliarsi ulteriormente nei prossimi anni. Alla fine del 2012 il Pil sarà salito in Germania del 10,5%, in Francia del 5,9%e del 6,1% nell’Eurozona. La spinta maggiore per l’Italia verrà dall’export: +7,0%, +5,0% e +5,2% nel triennio (dopo il -22,3% cumulato nel 2008-2009). Un contributo rilevante sarà dato dagli investimenti: +3,1%, +2,7% e +3,0% (-15,6% nel biennio precedente), grazie agli acquisti di macchinari e mezzi di trasporto (+7,8%, +3,8% e +4,0%), mentre la spesa in costruzioni tornerà ad aumentare dall’anno prossimo (-2,4%, +1,3% e +1,7%).

I posti di lavoro bruciati Le condizioni del mercato del lavoro restano «difficili» e dall’inizio della crisi, cioè dal primo trimestre del 2008 a oggi sono stati persi 540mila posti. Il tasso di disoccupazione è all’8,5% nel 2010 e si stima dell’8,9% nel 2011 e 2012: inizierà a scendere molto gradualmente nel corso del 2012, dopo aver toccato l’apice (9%) nel quarto trimestre dell’anno venturo. Il massiccio ricorso alla Cig durante la recessione ha notevolmente attenuato l’impatto della crisi sul numero di occupati: dal primo trimestre del 2008 al terzo del 2010 quest’ultimo è diminuito di 540mila unità, contro una diminuzione delle ula (unità di lavoro equivalenti a tempo pieno) di 1 milione e 221mila unità, di cui 480mila assorbite dalla Cig al suo picco nel secondo trimestre del 2010. Tanto più consistente è stato il ricorso alla Cig (particolarmente elevato in alcuni comparti industriali), tanto più lenta sarà la ripresa dell’occupazione. La riduzione dei cassintegrati ritarda infatti la creazione di posti di lavoro. Il loro mancato reintegro si traduce in disoccupazione; il rischio che ciò avvenga è più alto in caso di Cigs e cassa in deroga (specie se prolunga interventi ordinari o straordinari). Cigs e cassa in deroga sono salite di importanza e sono arrivate a pesare per il 77,6% delle integrazioni nella seconda parte del 2010, dal 28,5% del primo semestre 2009. Da autunno 2009 è infatti in atto un processo di ricomposizione della Cig: a fronte di un progressivo calo delle integrazioni ordinarie, si è registrata un’espansione di quelle straordinarie e in deroga. Entrambe appaiono aver raggiunto un picco, rispettivamente nel primo e nel terzo trimestre del 2010. Sulla base dei dati disponibili (fermi a giugno 2010), non si è invece ancora arrestata la crescita dei lavoratori in mobilità: erano in media 131.364 nel secondo trimestre del 2010, +16,6% rispetto a un anno prima Le condizioni del mercato del lavoro permangono difficili, con l’occupazione (misurata sulle ula) che registra un nuovo forte calo nel 2010 (-1,7%, dopo il -2,6% del 2009), rimane ferma nel 2011 (+0,1%) e risale solo nel 2012 (+0,9%).