Allarme criminalità, a Carignano anziana scippata e gettata a terra

Punto primo: viva la legge, sempre e comunque. Ma, quando dico sempre, intendo sempre. Senza eccezione alcuna. Non a targhe alterne.
Vedete, spesso, fra giornali nascono piccole rivalità, invidie, dispettucci che impediscono di vedere i meriti altrui. Invece, personalmente, ho molto apprezzato l’ottima inchiesta del Secolo XIX, diretto da un giornalista serio e vero come Umberto La Rocca, sul malaffare e sulle mazzette che aleggerebbero attorno al provveditorato regionale alle Opere Pubbliche. Certo, poi, non tutte le posizioni sono uguali; non è giusto generalizzare equiparando non indagati a ladri conclamati; e dire che tutte le vacche sono nere nella notte nera è il miglior modo di non identificare nemmeno quelle che sono davvero nere.
Ma, anche passando dai libri di filosofia di Hegel all’ultimo editoriale del vicedirettore del quotidiano ligure Alessandro Cassinis, che condivido, la difesa della legge è netta e ci trova, al di là di ogni polemica, a fianco dei colleghi ed amici del Secolo. Se qualcuno ha rubato o ha avuto comportamenti illegali, deve pagare. Poi, certo, ribadisco, non tutti sono uguali: non si può demonizzare il senatore Giorgio Bornacin per una raccomandazione, senza che abbia rubato una lira. Anzi, credo che sia giustissimo ascoltare tutti e che sia un preciso dovere di un parlamentare. Diverso è invece sottolineare, come ha fatto giustamente Matteo Indice, se le raccomandazioni sono fatte «alla cieca» e su funzionari di una struttura non al di sopra di ogni sospetto, addirittura dopo che sono già state aperte inchieste. Si può sbagliare giudizio su una persona, capita a tutti. Sbagliare quando le luci di pericolo lampeggiano già è più grave. Questo sì.
Detto questo, le leggi vanno rispettate in casi gravissimi - come le presunte ruberie o tangenti, che sono una vergogna e vanno condannate senza se e senza ma, e non con l’indulgenza partitica di cui spesso beneficiano - ma anche su casi apparentemente minori, che comunque costituiscono violazioni della legalità.
Mi spiego: è giusto che ogni giorno si blocchino a turno l’aeroporto, via Soliman, il casello di Genova Est e ieri la Sopraelevata? Capisco la protesta dei lavoratori di Fincantieri che temono di perde il posto, ma capisco di più coloro che - magari senza essere garantiti e senza godere di ammortizzatori sociali - devono andare a lavorare e rischiano di essere bloccati da proteste che non portano a nulla. E, se posso sforzarmi di capire i lavoratori, trovo vergognoso l’atteggiamento di chi siede nelle istituzioni e copre queste proteste. E chi chiude gli occhi di fronte a blocchi illegali.
In particolare, mi pare doveroso sottolineare che Marta Vincenzi, Claudio Burlando e tutti coloro che appoggiano queste proteste, in realtà si trovano a fianco non a tutti i sindacati, ma solo alla parte più massimalista di essi, e cioè alla Fiom, confederazione metalmeccanici della Cgil. Peggio, alla parte più massimalista della Fiom. Che, per intenderci, non è quella di Lotta Comunista. Detto tutto.
A tal proposito, mi sembra significativo riportare alcune righe del comunicato di ieri di Alberto Monticco, segretario nazionale della Fim, il comparto metalmeccanici della Cisl. Insomma, non un pericoloso «fascista» o un «servo dei padroni». Che ha messo nero su bianco: «C’è un altro fattore che rischia di aggravare e ritardare la soluzione della vertenza: la politica locale. In Liguria c’è un sindaco che, invece, di lavorare (...)