Allarme degli 007 inglesi: in preparazione 30 attentati

Erica Orsini

da Londra

La minaccia terroristica è «grave» e «in aumento». I terroristi sono tra di noi e ci rimarranno per una generazione. Crescono nel nostro Paese, vengono «arruolati» nelle nostre scuole, in questo momento stanno pianificando degli attentati. Una trentina per essere più esatti. L’avvertimento arriva dal nuovo capo dei servizi segreti britannici, Dame Eliza Manningham-Buller. In una rara apparizione in pubblico – la signora non ama la troppa pubblicità – nel corso di una conferenza al Queen Mary College di Londra, la direttrice del Mi5 ha confermato un allarme lanciato quest’anno anche dai suoi predecessori. Sono all’incirca 1600 le persone monitorate attualmente dai servizi perché «attivamente coinvolte» in attività terroristiche di diverso tipo con base in Gran Bretagna o fuori dal Paese. E quel che appare ancor più grave è che sicuramente ce ne sono molti altri in Inghilterra di cui l’intelligence non sa nulla. Dall’undici settembre del 2001 i servizi segreti britannici hanno incrementato il loro personale quasi del 50% e adesso Dame Manningham-Buller può contare su un piccolo «esercito» di 2800 elementi. Eppure secondo la direttrice non sono abbastanza. La rete terroristica internazionale ha aggredito così profondamente la società inglese, penetrando in tutte le sue maglie in modo tale da rendere praticamente impossibile un controllo totale del fenomeno. «Mi piacerebbe che la vita fosse come in “Spooks” – ha spiegato la direttrice citando una nota serie televisiva – dove tutto viene scoperto e risolto da sei persone soltanto». Purtroppo però la realtà sembra essere ben diversa. «Attualmente i miei agenti sono impegnati insieme alla polizia nella lotta contro qualcosa come 200 gruppi criminali diversi, la maggior parte è affiliata ad Al Qaida – ha proseguito -. Abbiamo identificato 1600 individui sospetti ma ce ne saranno altri che non conosciamo che sono coinvolti nella preparazione o nell’assistenza alla pianificazione di attentati chimici o nucleari». «Quanti attentati? - le è stato chiesto -. Uno, due, cinque?». «Trenta» è stata la risposta. Immediata, lapidaria, senza appello. La signora dei servizi con gli orecchini di perla, la messa in piega impeccabile e lo sguardo tagliente va diritto al sodo senza cercare scorciatoie. La battaglia sarà lunga, il rischio a cui sta andando incontro il Regno Unito è «permanente». E soprattutto non si limiterà a qualche ordigno artigianale costruito nel retrobottega di casa da qualche scalmanato, ma potrebbe trasformarsi in attacchi di ampia portata. L’avvertimento lanciato dalla direttrice dei servizi arriva all’indomani della sentenza di condanna a vita di Dhiren Barot, l’estremista islamico giudicato colpevole di aver pianificato stragi di massa sia in Inghilterra che negli Stati Uniti. Ieri il primo ministro Tony Blair ha dichiarato di trovarsi in perfetta sintonia con le dichiarazioni di Dame Eliza soprattutto per quanto riguarda la «durata» della minaccia terroristica. «Come ben sapete sto dicendo da anni che si tratta di un pericolo reale – ha ricordato il premier – destinato a rimanere con noi per lungo tempo. Dobbiamo combattere la propaganda velenosa che mira a distorcere e pervertire le giovani menti. Si tratta di una lotta dura e intensa – ha sottolineato ancora Blair – ma dobbiamo schierarci per difendere ciò in cui crediamo». Di fronte a delle affermazioni così gravi non si è naturalmente fatto attendere il commento dei rappresentanti della comunità musulmana britannica che si sono sentiti chiamati direttamente in causa. «Pur accettando l’esistenza di una minaccia terroristica reale, è necessaria leggerla nella giusta prospettiva – ha affermato Massoud Shadjareh della Commissione per i dirittti umani islamici – dall’11 settembre fino ad oggi sono stati effettuati più di mille arresti per terrorismo. Di queste persone soltanto 27 sono state giudicate colpevoli. E di queste 27 soltanto 9 erano musulmane».
Patrick Mercer, portavoce conservatore, ha invece fatto eco all’appello lanciato da Dame Manningham-Buller sulla carenza di risorse umane di cui i servizi continuano a soffrire. «Servono più uomini – ha affermato Mercer – non abbiamo abbastanza infiltrati e agenti per garantire al nostro Paese la sicurezza che dovrebbe avere».