Allarme dei servizi segreti francesi Scuole coraniche fabbriche di odio

Lo Yemen è il centro di reclutamento dei giovani estremisti europei

È il viaggio che segna la rottura definitiva con il Paese in cui sono nati per caso. Sono i figli degli immigrati, figli di seconda generazione: con un’identità difficile da costruire e da sintetizzare. Sono loro gli alunni ideali per le scuole coraniche salafiste. Il viaggio è lungo, si parte per il Marocco, Algeria, Egitto per conoscere meglio l’arabo, i precetti dell’Islam. Da lì si va verso l’Arabia Saudita, Yemen per frequentare le scuole coraniche, le più rigorose, intransigenti. La rottura con l’Occidente si compie qui. Dietro si lasciano un’identità difficile, ai bordi di una cultura moderna e contraddittoria con un Dio che è sceso a patti con la modernità. Ad attenderli ci sono anni di studio in un ambiente rigido, tra le regole religiose più strette.
Lo scorso 25 marzo un ragazzo francese di 25 anni è stato trovato morto in una scuola salafista yemenita. I servizi francesi che da tempo studiano i movimenti dei giovani europei verso le scuole salafiste nel mondo non hanno avuto dubbi: «Omicidio per mano di un gruppo di islamici radicali». Un documento di nove pagine, con il titolo: «Dar el-Hadith, istituzione coranica di radicalizzazione islamica» racconta nel dettaglio la scuola coranica yemenita frequentata dal giovane francese. «Lo Yemen è una delle destinazioni scelte dai giovani musulmani che provengono dall’Europa, principalmente dalla Francia», spiega il fascicolo. La scuola è a Demaj, a Nord Est, un villaggio isolato che si raggiunge solo battendo una pista sabbiosa. Un luogo perfetto, immacolato, che non permette contaminazioni esterne, lontano chilometri da città e strade. Il centro accoglie in tutto 5mila studenti tra cui mille sono stranieri. «Tra le comunità straniere, le più numerose sono quelle britanniche, indonesiane e francofone», spiega la Dgse. Le giornate a Demaj sono sempre uguali: si comincia all’alba e tutto è scandito dalle cinque preghiere obbligatorie e dai richiami del muezzin trasmessi dagli altoparlanti del villaggio. Tra una preghiera e l’altra gli allievi sono impegnati con corsi di arabo, lettura del Corano collettiva o individuale, sotto lo stretto controllo di imam estremisti. «Un fattore, come spiega il documento: che indirizza pericolosamente gli allievi verso i più zelanti e intransigenti reti jihadiste». Ma non solo, secondo la Dgse sempre più ragazzi scelgono lo Yemen evitando paesi come l’Arabia Saudita o l’Egitto dove sono più frequenti operazioni di polizia.
Ma la comunità salafista francese ha altre motivazioni per giustificare la partenza dei «fratelli»: «La qualità dell’insegnamento coranico lì è tra le più pure del Medio Oriente, il costo della vita che è bassissimo e la possibilità di sposare una ragazza yemenita». La comunità franco-islamica dello Yemen prova odio e rancore nei confronti del loro Paese d’origine. Sono insofferenti soprattutto nei confronti della legge dal 2004 vieta di portare simboli religiosi a scuola. Ma soprattutto si mostrano intolleranti con i musulmani che non adottano comportamenti puri. Forti della loro autorità morale incitano i fratelli in Europa ad unirsi alla causa jiahdista e a fuggire dalle tentazioni e alle eresie dell’Occidente per vivere nella dignità della Sunna. Ma, secondo la Dgse, non sarebbe che un passaggio verso la jihad armata. La meta vera diventa allora Iraq e Afghanistan.