Allarme dell’Onu: in Somalia si rischia una crisi umanitaria

Il governo provvisorio accusa le Corti islamiche: «State preparando un’aggressione contro di noi»

da Nairobi

Allarme crisi umanitaria in Somalia: l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati, Antonio Guterres, ha rivolto ieri un appello alla comunità internazionale perché contribuisca alla fine del conflitto nel Paese africano, altrimenti le condizioni di vita della popolazione peggioreranno drammaticamente. Il cibo comincia a scarseggiare. «Quello che chiediamo alla comunità internazionale - ha detto Guterres in una conferenza stampa a Nairobi - è che faccia del suo meglio per predisporre le condizioni per un accordo pacifico dei problemi e per un’adeguata soluzione politica». In caso contrario, ha avvertito l’Alto commissario per i rifugiati, i problemi umanitari nell’ex colonia italiana «aumenteranno in modo drammatico e causeranno grande sofferenza a gente innocente».
La situazione nel Paese del Corno d’Africa è precipitata con la progressiva presa del potere da parte delle Corti islamiche, un’alleanza musulmana integralista considerata vicina ad Al Qaida, a scapito dei “Signori della guerra”, costretti a ritirarsi da Mogadiscio e dalle altre città somale che erano sotto il loro controllo. I “Signori della guerra”, coalizzati nell’“Alleanza per la restaurazione della pace e contro il terrorismo”, sono appoggiati dagli Stati Uniti che puntano ad arginare l’estremismo islamico in questa importantissima regione africana. Ma finora con scarsi risultati. I combattimenti dei giorni scorsi tra i miliziani delle Corti e quelli dei “Signori della guerra” sono costati la vita ad almeno 360 persone. Decine di migliaia le persone che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni.
Sembra, e le conferme non mancano, che reparti dell’esercito etiopico, in totale 300 uomini, siano stati visti a Dolow, una cittadina sul fiume Juba, a circa 250 chilometri da Baidoa, che da alcuni mesi ospita il governo e il Parlamento di transizione. Già nel 1996 a Dolow l’esercito dell’Etiopia sconfinò in territorio somalo e bombardò la cittadina durante gli scontri tra due fazioni somale e ne occupò brevemente il territorio. I confini tra i due Paesi dividono un’area abitata in netta maggioranza da somali, che vivono anche in ampie regioni dell’Etiopia sud-orientale (Somali State e Ogaden).
A Baidoa il fragile governo provvisorio somalo del presidente ad interim Abdullahi Yusuf, instediatosi con gli accordi di Nairobi, ha accusato ieri le Corti islamiche di aver mentito nell’accusare Addis Abeba di avere inviato i 300 militari in Somalia. «È un pretesto per attaccarci», afferma il governo provvisorio.
Il movimento degli oltranzisti islamici, secondo numerosi osservatori, intende occupare nuovi territori, stabilire i tribunali della sharia (la legge islamica) e rafforzarsi nei confronti del governo, che invece ha un debole controllo sul territorio.
Il governo etiopico ha smentito l’altro ieri di avere suoi soldati in territorio somalo. Addis Abeba, che sostiene il presidente Yusuf, ha fatto sapere di seguire con attenzione gli sviluppi oltre il confine. In passato, truppe etiopiche erano già entrate in Somalia per combattere le forze islamiche.