Allarme difesa, così la Samp va sparata in B

Chi leggesse i numeri della classifica senza conoscerne l'iter temporale come potrebbe paradossalmente immaginare che la Sampdoria, giunta alla sosta natalizia con l'apprezzabile bottino di 25 punti raccolti in 17 partite disputate, 6 in più rispetto al campionato scorso, stia giocherellando sull'orlo del baratro? Invece, si tratta dell'agghiacciante realtà.
Sentite se sto esagerando. La Sampdoria di Del Neri stava già a quota 24 dopo il 13° turno, quando il Parma di Guidolin e la Roma di Ranieri (ora a 28) si trovavano rispettivamente a 23 e 18, il Napoli di Mazzarri (ora a 27) era a 19, il Palermo di Delio Rossi (ora a 26) era a 17, il Chievo di Di Carlo (ora a 24) stava a 15, la Fiorentina di Prandelli il Genoa di Gasperini e il Bari di Ventura (anch'essi a 24 ma con il bonus di un recupero) erano rispettivamente a 21, 20 e 18, il Cagliari di Allegri (ora a 23 ma con una partita in meno) era a 19. La Sampdoria ha insomma ripetutamente tentato il suicidio sportivo negli ultimi 4 incontri - un gol fatto e 9 subiti - che le hanno fruttato la miseria del punticino con la Roma. E il peggio del peggio balza agli occhi se si va più a fondo e si considera che ben 20 dei 25 punti attuali la squadra di Del Neri li aveva sommati - con pieno merito, attenzione! - nei primi 9 incontri brillantemente disputati, mentre i successivi 8 l'hanno vista assurdamente annaspare in crescenti difficoltà culminate nelle umilianti sconfitte pavidamente subite a Torino con la Juve, a Cagliari, nel derby col Genoa, a San Siro rossonero e a Livorno: 4 gol fatti e 17 incassati, una miserevole caduta a piombo che sta letteralmente terrorizzando il presidente Garrone e i tollerantissimi tifosi blucerchiati. Tant'è, se n'è infine reso conto persino Del Neri, che ha dichiarato: «A inizio stagione eravamo spensierati ma sicuri dei nostri mezzi. Ora sembriamo impauriti e poco concentrati. Così non si può andare avanti».
Lampante Watson. Come puoi andare avanti se riesci a beccare 3 gol da una squadra - il Livorno - che nelle 16 gare precedenti ne aveva segnati globalmente 7? Purtroppo c'entra solo di striscio l'arbitro Celi che già contro il Genoa, all'Olimpico laziale, si era dimostrato abbondantemente casalingo di natura. Qui francamente si può imputargli soltanto di avere vilmente tollerato l'intimidatorio intervento iniziale di Mozart da dietro su Pazzini, definito da Antonello Capone - la moviola della Gazzetta dello Sport - «neanche giallo, sarebbe rosso». Ma per spiegare, scegliendo fior da fiore (del male), le disavventure dei Rossi Stankevicius Gastaldello Accardi e i ciondolamenti di un Mannini che da puledro di razza si è trasfornato di colpo in cavallo da tiro, ci vuole ben altro.
Per chi non lo ricordasse, ripeto lo slogan da bar ma non troppo che coniai dopo l'imbelle 3-0 di San Siro: Sampdoria, avanti così si va in serie B. Slogan che purtroppo erroneamente credevo esorcizzato dalla virile prestazione fornita contro la Roma, quando rividi i blucerchiati correre di buona lena, fare buon pressing, pungere con convinzione e fare scudo a squadra compatta. La verità nuda e cruda - va finalmente scandito forte e chiaro - è che la difesa della Sampdoria, Castellazzi a parte, non è da salvezza risicata, è da serie B sparata, complessivamente la più debole del campionato. Scende un avversario su una fascia e si balla. Parte un cross e si trema. Spiove un pallone al centro dell'area e spunta beffarda la testa dell'avversario di turno. Il resto della squadra ne soffre al punto da risultare fatalmente frenato. Quando vai a segno per la prodezza di Pazzini o Cassano, morire se riesci a salvare il vantaggio. A gioco lungo ti cascano le braccia, il cuore e le frattaglie. È una tragica conseguenza che scende come una cappa di piombo sull'intera squadra.
Per mantenere il discorso nel solco della ragione, ricordo che mai mi sono illuso e mai ho illuso lettori e ascoltatori che alla lunga questa Sampdoria potesse resistere alla rimonta di una Roma una Fiorentina un Napoli un Palermo che vantano organici nettamente più forti e soprattutto meglio compensati. Ma una caduta così a rotta di collo, sottolineata dalle concomitanti perentorie suonate di clacson di un Parma un Bari un Chievo un Cagliari, da una squadra che vanta un fenomeno come Cassano un bomber come Pazzini un tuttofare di centrocampo come Palombo e un portiere come Castellazzi francamente non me l'aspettavo. Sicché ripeto e sottolineo il concetto recentemente espresso: se Garrone non farà in modo che Marotta provveda efficacemente sul mercato di gennaio ci si prepari a dire ai tifosi, come il capitano della barzelletta mentre la nave affonda: «Ragazzi, bevete piano»...
Chi ci ha guadagnato, per una volta fortunato, nel turno della neve e del gelo è stato il Grifone. Sfiancato dalla furibonda corrida del giovedì anti Valencia e avendo a disposizione soltanto 13 titolari contati, probabilmente il team di Gasperini avrebbe finito per pagare dazio al fresco e lanciatissimo Bari di Ventura. Godendo del rinvio, il clan del Genoa potrà invece trascorrere serene e proficue vacanze di Natale per ripresentarsi in forma e con qualche titolare in più a San Siro, al cospetto della Befana rossonera. Il resto lo farà il presidente Preziosi reperendo sul mercato di gennaio il centrocampista e il difensore «ad hoc» grazie ai quali Gasperini potrà giocarsi le carte al meglio sui due tavoli che gli sono rimasti a portata, Coppa Italia e campionato.