Allarme giovani: dopo 26 anni il «Viareggio» a un club straniero

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Gian Piero Scevola

Correva l’anno di grazia 1980, l’Italia era a 24 mesi dal vittorioso mondiale spagnolo e il Dukla Praga, in occasione della 32ª edizione del torneo di Viareggio, timbrava il sesto successo (1-0 sulla Lazio) di una storia che, per quanto riguarda le squadre straniere, si sarebbe interrotta lì. Non è quello viareggino un torneo propizio alle squadre estere perché, con l’eccezione del Dukla, solo Partizan Belgrado e Spartak Mosca sono riuscite a metterlo in bacheca, una sola volta però. Tutte le altre, dal Real al Manchester, dal Barcellona all’Ajax, dal Santos al Boca Juniors, dal River Plate al Benfica sono state rispedite al mittente con le pive nel sacco. Il dominio italiano è stato prepotente ma ieri, chiusura della 58ª Coppa Carnevale, la grossa sorpresa è arrivata dagli uruguaiani della Juventud che si sono presi il lusso di battere la favoritissima Juventus che tentava di fare poker consecutivo (e la Roma è arrivata terza: 7-6 sul Siena dopo i rigori). È la prima volta che una squadra sudamericana s’impone nel torneo ed è anche la prima volta che padre e figlio s’aggiudicano l’ambita coppa: è stato infatti un gol di testa di Sebastian Ribas, figlio dell’allenatore Julio Cesar Ribas a decidere la partita, provocando il malumore di Luciano Moggi che era convinto di fare un solo boccone degli avversari.
Non è andata come il dg bianconero aveva sperato e non sta andando bene neppure per i nostri vivai, ritenuti tra i più prolifici di talenti e ora ridotti a un’accozzaglia di stranieri provenienti da tutti i Paesi più strani, africani in particolare. Già, perché proprio il Viareggio è stato per oltre 50 anni (risale al 1949 la prima edizione) la manifestazione dove i campioni fiorivano come funghi. Basta ricordare qualche nome: Trapattoni, Noletti, Salvadore, Pelagalli per quei primi anni dominati dal Milan, ma poi una valanga di nomi da far “accapponare” la pelle: Antognoni, i fratelli Baresi, Batistuta, Berti, Bettega, Boninsegna, Chiarugi, Collovati, Sandro Mazzola, Merlo, Oriali, Pulici e tanti altri, impossibile nominarli tutti. E poi, udite udite: Roby Baggio, Totti, Del Piero, Pirlo, insomma la generazione dei grandi campioni dei nostri tempi, quelli che stanno facendo la storia del nostro calcio. Tutti da Viareggio sono passati, imberbi e impauriti all’inizio, trionfanti dopo e oggi carichi di gloria e di vittorie. Questo è il Viareggio, una lunga infinita storia calcistica destinata a non finire mai, la storia di tutti noi e delle nostre passioni pallonare.