È allarme per i furti «eccellenti» di passaporti e carte diplomatiche

L’Antiterrorismo indaga su almeno cinque episodi che hanno riguardato dipendenti di ambasciate e aeroporti

Alessia Marani

da Roma

«Furti» e «smarrimenti» di documenti d’identità legati al terrorismo internazionale? Se lo chiedono gli esperti dell’antiterrorismo chiamati a decifrare gli oscuri contorni della sparizione di numerosi passaporti diplomatici, patenti straniere, tesserini di riconoscimento e permessi di accesso alle aree protette dei maggiori scali italiani. Indicazioni di intelligence e coincidenze inquietanti fanno temere a polizia e carabinieri che possano essere utilizzati come «passepartout» in non meglio precisate azioni criminali.
Gli espisodi si susseguono di giorno in giorno, a ritmo esponenziale. Parlare di coincidenze - spiegano le forze dell’ordine - riesce difficile, sia per il numero dei furti mirati, sia per le persone «attenzionate» dai ladri. Nei giorni scorsi all’ombra del Cupolone M. M. N., cittadina americana dipendente dell’ambasciata a stelle e strisce di via Veneto, denuncia il furto delle carte di identità diplomatiche dei figli; anche E. L. W., americana di 34 anni, impiegata della sede diplomaticatica dell’ambasciata Usa presso il Vaticano smarrisce la sua carta d’identità per diplomatici rilasciata dalla Farnesina. Mentre F. S., impiegato all’aeroporto di Ciampino, ha raccontato alle forze dell’ordine della misteriosa sottrazione del suo badge magnetico per l’accesso alle aree doganali vistato dall’Enac, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Sarà un caso, ma la stessa cosa accade pure a una sua collega, R. S. di 37 anni, e in precedenza ad altri impiegati aeroportuali. Non basta. Diventa un vero e proprio giallo pure l’asportazione con destrezza del portadocumenti di un alto funzionario dell’ambasciata del Marocco: «Risultano prelevate - si legge nella denuncia - la carta d’identità di nazionalità italiana, la carta d’identità di nazionalità marocchina, la carta dell’associazione funzionari». Lo stesso identico discorso vale per i documenti diplomatici rubati a una dipendente con mansioni delicatissime presso l’ambasciata d’Arabia, M.S.D.A., e ad altri impiegati di uffici consolari e diplomatici di Paesi arabi e africani. L’elenco completo dei «furti eccellenti» è stato girato per conoscenza alla polizia di frontiera, alla «ferroviaria», al commissariato portuale di Civitavecchia, a tutte le forze dell’ordine presenti negli aeroporti.
Nell’informativa - depurata dell’elenco completo dei nominativi oggetto di furto di documenti d’identità - si chiede di «sensibilizzare al massimo i dispositivi di vigilanza e controllo» visto il pericolo «che i documenti rubati possono essere utilizzati per compiere non meglio precisate azioni delittuose». La copertura diplomatica fornita dalla semplice esibizione del documento contraffatto nella sola parte delle fotografia, potrebbe venire utilizzata dai terroristi per circolare senza timore di essere scoperti o arrestati, come espressamente sancito dal congresso di Vienna sulle relazioni diplomatiche del 1961.
Scenari inquietanti che vanno a inserirsi nei provvedimenti presi all’indomani degli attentati di Londra e Sharm el Sheikh dal responsabile della Polaria di Fiumicino che in una circolare interna ordinava alla Guardia di finanza, e non ai suoi stessi uomini, di verificare in entrata e in uscita dal terminal i tesserini di riconoscimento di tutti, agenti compresi. Al momento non è dato sapere se l’incomprensibile iniziativa del capo della polizia aeroportuale (contestata duramente dal sindacato Siulp) abbia a che fare con la sparizione dei passaporti vip.