Allarme fra i maniaci dell’iPhone La Apple spia dentro il melafonino

La casa produttrice ha installato nel super cellulare un'applicazione che controlla tutto il software. La rivelazione di Steve Jobs è giunta dopo mesi di indiscrezioni. Pomiche nei blog: ora si teme per foto, numeri e altri dati

Alla Apple devono aver pensato che non si sa mai e che era meglio non correre rischi. «L’iPhone che abbiamo creato è così bello, sarebbe un peccato se qualcuno dovesse rovinarlo - si saranno detti i programmatori del super telefonino della casa di Cupertino -. Meglio proteggerlo». Solo che non si tratta di una super scocca per ripararlo dai graffi, quanto di un meccanismo, chiamato «kill switch», che consente alla Apple di impedire l’installazione sull’iPhone di programmi non graditi.

E c’è già chi teme la possibilità che l’azienda produttrice possa controllare a distanza il «melafonino» di chiunque.

La scoperta della leva per il blocco dei programmi è stata fatta da Jonathan Zdziarski, esperto di iPhone, e dopo lunghe discussioni on line fra gli appassionati è stata confermata dal presidente e amministratore delegato Steve Jobs. A margine di un’intervista pubblicata domenica sul Wall Street Journal, il numero uno della società di Cupertino ha affermato che le applicazioni per l’iPhone scaricate da «App Store» hanno superato quota 60 milioni in un solo mese dal lancio del nuovo modello del cellulare-lettore Mp3 della Apple e ha detto che in effetti esiste una «lista nera» che il telefonino scarica automaticamente quando si mettono nuove applicazioni. In questa black list sarebbero contenuti i nomi dei programmi che la Apple giudica sconvenienti o dannosi, che potrebbero essere automaticamente rimossi senza nessuna richiesta all’utente.
«Ci auguriamo di non aver mai bisogno di tirare quella leva, ma sarebbe irresponsabile - ha spiegato Jobs confermando le indiscrezioni - non avere una maniglia da tirare in caso di necessità». Ciò che ha fatto veramente discutere è che, in particolare, il «kill switch», contenuto nel software dell’iPhone, impedirebbe l’installazione di una serie di programmi non graditi, cioè non certificati dalla Apple. E visto che le applicazioni hanno generato entrate per circa 1 milione di dollari al giorno dal lancio mondiale del supertecnologico telefonino, avvenuto l’11 luglio, c’è chi vede la mossa di Jobs e della casa di Cupertino come un modo per assicurarsi che i profitti continuino ad arrivare copiosi. L’esistenza del «kill switch» ha sollevato domande e polemiche. Fra i blogger ci si chiede in modo ricorrente il perché Apple abbia voluto montarla sul melafonino e soprattutto quale sia la sua vera utilità. Fra le altre ipotesi ci sono il mettersi al riparo da applicazioni «false» che potrebbero essere create da alcuni sviluppatori, ma anche quella di offrire alle aziende la possibilità di controllare le applicazioni scaricate dai dipendenti che lo hanno in dotazione.

Chi di certo non ha gradito le rivelazioni del guru Jobs sono state le associazioni dei consumatori, che sono partite sul piede di guerra. «L’ammissione fatta dalla Apple di controllare a distanza gli iPhone è gravissima e intendiamo investigare sul problema assieme all’Autorità italiana per la garanzia dei dati personali e la stessa polizia postale, affinché verifichi se non siano state violate leggi italiane» ha scritto l’Aduc in un comunicato. «Il problema del controllo remoto dei computer era gia stato posto anni fa dopo lo scandalo “Echelon” (un numero seriale che identificava i Pc su internet, Ndr) - continua l’Adoc -. Ora si apre un problema ancora più grave, in quanto l’iPhone è uno strumento che contiene password, dati anagrafici, foto, diari, telefoni di milioni di possessori che certo non hanno autorizzato nessuno ad invadere la propria privacy».

Insomma, sulla Apple si addensano le nubi di nuove polemiche: i consumatori, infatti, erano già sul piede di guerra perché gli accessori per l’iPod, pur essendo identici, sono stati resi incompatibili, rendendo obbligatorio l’acquisto di nuovi caricabatterie e simili.