Allarme malasanità a Palermo In tre giorni tre morti sospette

Una donna colpita da infarto è stata lasciata in attesa per 5 ore. Mentre due neonati sono deceduti all’ospedale «Cervello»

da Palermo

Tre morti sospette in 3 giorni negli ospedali di Palermo. E fioccano le denunce. Le vittime sono due neonati e una anziana signora e su tutti questi episodi, adesso, indaga la magistratura.
Il decesso della pensionata è avvenuto l’altro pomeriggio. La donna, stando all’esposto presentato dai parenti, avrebbe atteso per 5 ore di essere visitata al pronto soccorso dell'ospedale «Ingrassia» di Palermo, nonostante fosse stata colpita da un infarto. Maria Anna Governale, 78 anni, era stata trasportata con una ambulanza intorno alle 13 al nosocomio con dolori diffusi in tutto il corpo. Ma i sanitari si difendono. «La signora non presentava i sintomi di un problema cardiaco, avevamo altre urgenze da “codice rosso”». La paziente è stata quindi lasciata in sala d'aspetto su una barella fino alle 18, ora in cui la situazione si è aggravata. Maria Anna Governale ha perso i sensi e quando è stata soccorsa ormai era troppo tardi. Sul caso, oltre che dalla Procura di Palermo, è stata avviata anche un’indagine interna dell’ospedale che sarà trasmessa all’Ausl 6.
Sempre giovedì, forse a causa di un arresto cardio-circolatorio provocato da un rigurgito di latte mentre era nella culla, è morto invece un bebè. Il bambino era nato a metà dicembre e l’altra sera era stato portato al pronto soccorso del «Vincenzo Cervello», dai genitori, perché cianotico. Tutto inutile. Il piccino non ce l’ha fatta. I sanitari sostengono però che il neonato fosse già morto quando è arrivato in ospedale, mentre il padre, Francesco Siino, sostiene il contrario. Franceso Siino è circostanziato nelle sue accuse: «Sin dal giorno in cui è nato, mio figlio non è riuscito a mangiare - spiega -. Da allora fino al 24 dicembre, periodo del ricovero, è stato male ma i medici ci hanno dato versioni diverse sul suo stato di salute. Poi è stato dimesso. Quando lo abbiamo riportato ieri pomeriggio in ospedale, perché rigurgitava continuamente, era ancora vivo».
«I sanitari inizialmente hanno sospettato che avesse l'intestino mobile - ha continuato il padre del neonato -, poi che lo avesse dilatato e infine che avesse una grave peritonite e che forse avrebbe dovuto subire un intervento urgente. La vigilia di Natale stava malissimo, ma è stato dimesso comunque: ci chiediamo perché. Vogliamo giustizia perché mio figlio non ha ricevuto nei giorni precedenti la sua morte le cure necessarie. Prima che morisse, uno dei medici che lo visitato ha detto anche che l'ossigeno non era arrivato bene al cervello e che quindi avrebbe avuto complicazioni di tipo cerebrale». Toccherà ora alla magistratura far luce sul caso, così come su quello dell’altro neonato morto sempre al «Cervello» il giorno di Santo Stefano.
Nel frattempo parla apertamente di malasanità. «Se i cittadini devono aspettare ore, e a volte una giornata intera per essere visitati in un pronto soccorso - afferma Francesco Tanasi, segretario nazionale Codacons - e il fatto si ripete in tutta la Sicilia regolarmente, evidentemente il sistema sanitario regionale non funziona».