Allarme Milan: troppi pareggi Robinho e Cassano sono giù

Basta dare la parola ai numeri: nelle ultime sette sfide, 3 vittorie e 4 pareggi. Ecco il deficit del Milan, capace di rallentare nel tratto di strada in cui è ipotizzabile il contrario, un colpo di gas per staccare la concorrenza alle spalle. E se le prime due «x», contro Udinese e Lecce, hanno una qualche giustificazione, tra assenze e condizione fisica, le ultime due hanno moltiplicato i rimorsi della capolista col Napoli e l’Inter sul collo. La spiegazione è semplice, didascalica: colpa del temperamento milanista, da sempre un po’ troppo gigione, invece che gruppo di cinici e spietati professionisti. Anche col Genoa, dopo la Lazio, restano tanti i gol mancati, le occasioni sciupate, a parte gli interventi di Eduardo, decisivo nel respingere un paio di incursioni molto pericolose. «È un Milan lezioso» sermoneggia Allegri ed ha ragione. Anche perché il primo tempo a Marassi è un piccolo capolavoro di geometrie e anche di calcio spettacolare: un gol fatto (da Pato, el segna semper lù), almeno altri due mancati per un soffio, un rimpallo negativo di Criscito (col gomito) su tiro a colpo sicuro di Yepes. Manca Ibra all’appuntamento col gol e quando lo svedese si ferma, per un qualche motivo, o anche per semplice mancanza di munizioni, il Milan segna il passo e rallenta la sua corsa. Come contro la Lazio, l’intervento di Cassano non produce alcun effetto benefico sul gioco e sull’attacco milanista. Il barese, come sanno benissimo i preparatori, è sempre alla ricerca dello smalto migliore. Giusto, giustissimo avergli preferito Pato che può uscire senza alcuna censura dallo stadio genovese. Altro difetto visto a Genova: la fretta mostrata nel secondo tempo a tutto scapito della lucidità e della precisione dei passaggi. Anche qui però due rossoneri davanti a Eduardo (Flamini frenato da Eduardo, Robinho anticipato da Rossi) costituiscono il patrimonio dilapidato e che fa uscire Galliani con una smorfia in volto (colpa probabilmente anche del fischio superfluo di Mazzoleni nel finale di primo tempo). Il Genoa si tiene stretto il punto che vale un massaggio cardiaco dopo il passo falso di Firenze. Con quel Kaladze e con il 4-4-2 di Ballardini può puntare a salvarsi senza timori.