Allarme mucillagine: le alghe invadono il mare del Tigullio

La vegetazione si estende per centinaia di metri in profondità

Maria Vittoria Cascino

da Sestri Levante

Allarme mucillagine sui fondali al largo di Sestri Levante, mentre chiazze sospette si spostano lungo la costa del Tigullio. A sbatterci maschera e pinne Antonio Petruccelli e Giorgio Marengo, sub torinesi soci dello Yacht Club sestrese. Solita immersione, arrivano a -25 metri poi -40. «È l'inferno - racconta Tonino -. Già l'acqua torbida presagiva qualcosa di strano in una zona che ha un patrimonio faunistico ricchissimo. Sotto di noi centinaia di metri coperti di mucillagine, nessun segno di vita animale e vegetale. Risaliamo verso la costa. Vediamo lo strato spingersi fino a 25 metri dalla superficie. Addirittura in alcuni punti sta a poche decine di metri dalla scogliera». Da Punta Baffe verso Vallegrande. Fin dove arriva lo sguardo. «Già qualche tempo fa avevamo rilevato mucillaggine intorno a Punta Manara, ma la situazione s'è andata risolvendo. Quello che abbiamo trovato adesso è devastante». È logico, il pensiero corre alla riviera romagnola, allo scempio-mucillagine del 2003. Alla paura del mare che soffoca. Sul fondo l'hanno toccata con mano, ma hanno visto viaggiare qualcosa anche in superficie. Chiazze bianche, di forma variabile. Che compaiono periodicamente e se vanno come sono venute. Le scoprono al largo di Cavi. È mucillagine? «Non c'è nulla di provato - assicura Mauro Armanino, assessore all'ambiente di Lavagna -. Si muovono con le correnti, si presentano ogni quattro-cinque giorni tra le undici e le quattro del pomeriggio. Abbiamo richiesto tramite la Capitaneria di Porto un'analisi all'Arpal. I primi risultati hanno scongiurato ipotesi inquinanti. Non si tratta né di idrocarburi, né di scarichi fognari. Stiamo aspettando le analisi dell'ultimo prelievo fatto su una chiazza all'altezza della stazione di Cavi».
La natura del fenomeno è sconosciuta. «L'Arpal si è limitata a dire quello che non è. Chiediamo a questo punto indagini mirate». Perché anche lui ha sentito la storia delle mucillagini adagiate mollemente sui fondali sestresi fino a soffocare colonie intere di posidonie. E il dubbio che quella roba in superficie possa essere la manifestazione di un processo già in formazione da mesi, c'è. Anche se nelle reti dei pescatori non ne è rimasta traccia. «La mucillagine potrebbe essere un'ipotesi, ma non s'è ancora presentata in maniera allarmante. L'inquinamento reale non c'è. Resta sicuramente, ad oggi, quello visivo». Fosse solo questo, vien da dire. Ma è possibile che la stessa roba presente sui fondali possa galleggiare a ridosso della costa? «Molto improbabile» spiega Andrea Schiapparelli, ricercatore del Dipteris presso l'Università di Genova. E lui nel 2003 sulla riviera romagnola a studiare il fenomeno c'era. «Nel Tirreno troviamo alghe bentoniche, ossia una mucillagine che si tiene sul fondo, nell'Adriatico ci sono le planctoniche, che risalgono la colonna d'acqua e galleggiano. La dinamica delle mucillagini è strettamente collegata alle correnti e alla prima mareggiata seria spariscono». E le chiazze in superficie? «Bisogna monitorarle e campionarle. Difficile comunque che la mucillagine sul fondo e le chiazze in superficie siano collegati».