Allarme nel Canton Ticino: un insetto distrugge i vigneti

Le viti del Mendrisiotto vengono colpite dalla flavescenza dorata. Interventi in tutto il Cantone per salvare le piante

Andrea Villoresi

Le regioni vitivinicole italiane hanno subito il flagello della flavescenza dorata in particolare negli ultimi anni del secolo scorso. L’Oltrepò pavese fu allora fra le zone più colpite da una malattia che, se non viene diagnosticata in tempo e curata adeguatamente, determina la morte del vigneto. Senza parlare del fatto che ha un notevole carattere endemico. Una brutta bestia, insomma, che i viticoltori devono prendere di petto se non vogliono perdere tutto nel giro di un anno o due.
In Ticino l’allarme rosso è scattato quest’anno in alcuni vigneti nel Mendrisiotto, il distretto vitivinicolo di maggiore importanza nel Cantone grazie a una produzione che sfiora il 40 per cento dei 50-60 mila ettolitri prodotti ogni anno nella Svizzera italiana. La flavescenza dorata veicolata dalla cicalina Scaphoideus titanus, così si chiama l’insetto che quando è sano non comporta rischi tanto drammatici, ha fatto la sua comparsa un anno fa nei vigneti di Pedrinate, sul confine italo-svizzero, dove ha colpito vitigni di Gamaret e, fra i bianchi, di Chardonnay. Di quel vigneto infestato adesso non v’è più traccia perché s’è dovuto estirparne i ceppi. Misura draconiana che rende bene l’idea dei danni che possono essere provocati dalla flavescenza dorata. Altri focolai sono stati identificati in seguito a Novazzano e ad Arzo, sempre sulla linea di confine con la Lombardia e sempre nei vigneti di Gamaret e Chardonnay. Il Merlot, che rappresenta oltre l’80 per cento della produzione ticinese, pur non essendone immune, è stato finora poco colpito dalla flavescenza. Non sono invece state toccate per adesso altre regioni viticole, nel Luganese e nel Sopraceneri, tenute comunque costantemente sotto controllo.
Nel Mendrisiotto la malattia è stata combattuta con un intervento obbligatorio in tutti i vigneti, deciso dalla Sezione dell’agricoltura che ha ordinato a tutti i viticoltori di effettuare due trattamenti, a distanza di una decina di giorni con un prodotto apposito. In questi giorni si stanno verificando i risultati dell’operazione anti-flavescenza che paiono rassicuranti. Luigi Colombi della Sezione fitosanitaria, però, avverte: «L’allarme non è rientrato. Grazie al buon lavoro effettuato dai viticoltori, abbiamo deciso di rinunciare al terzo intervento più drastico, con l’uso di un prodotto ancora più incisivo ma anche meno rispettoso di altre specie animali, per esempio le api, salvaguardate nei primi due interventi. Ma non è il momento di abbassare la guardia. Proprio adesso lo stato di fioritura nei vigneti consente di verificare la presenza di sintomi che possono indicare la presenza di casi sospetti di flavescenza». Di qui un secondo ordine emanato stavolta a tutti i viticoltori ticinesi di verificare ogni vigneto, segnalando i sintomi della flavescenza dorata ed anche quelli della malattia del legno nero, a sua volta una malattia da citoplasmi, con la quale i viticoltori hanno già dovuto fare i conti, ma che si è rivelata meno epidemica della flavescenza. Le indicazioni della Sezione agricola sono perentorie: le viti colpite dalle due malattie vanno a questo punto estirpate.
Una misura drastica, suggerita dall’esperienza tratta dai vigneti lombardi – in questo caso la consulenza e la collaborazione con i tecnici italiani è risultata decisiva - che dovrebbe però consentire di chiudere il cerchio intorno alla devastante malattia. Il successo non è ancora definitivo. E, malgrado i buoni risultati, non è scontato. Anche perché il vigneto ticinese è un mosaico con migliaia di pezzi. I professionisti con grandi proprietà sono pochi, moltissimi invece gli hobbisti, che consegnano le uve alle Cantine sociali, cooperative che sono i vinificatori ticinesi più importanti per quantità. Proprio queste ultime hanno riscontrato i maggiori problemi di smercio per la concorrenza dei vini esteri, italiani e francesi in prima fila, in un contesto segnato da un costante calo dei consumi. Anche la tolleranza zero nei confronti degli automobilisti (il tasso di alcolemia consentito a chi è alla guida è stato abbassato allo 0,5 per mille), introdotta all’inizio dell’anno ha fatto la sua parte. A soffrirne sembrano essere le cooperative, soprattutto per i quantitativi di produzione. Alla Cantina sociale di Mendrisio, nota anche per una lunga serie di etichette e per la produzione del vigneto-gioiello del Montalbano, per esempio sta faticando a smerciare le ultime due vendemmie. Ai viticoltori associati parte delle uve sono state pagate in bottiglie di vino. Insomma, tempo duri per i vignerons ticinesi.