Allarme nucleare in Slovenia

Guasto alla centrale di Krsko, a 130 chilometri da Trieste, causato da un problema al circuito di raffreddamento. Le autorità: «Niente perdite radioattive»

In un attimo l’allarme è partito dall’unica centrale nucleare slovena. Da Krško, al confine con la Croazia, sulle rive del fiume Sava, direttamente a Bruxelles. Da lì, a tutti gli Stati della Unione europea, più la Svizzera. E assieme all’allarme e alle prime voci confuse, è arrivata anche la paura, con la memoria che è subito tornata a Chernobyl.
Un problema al sistema di raffreddamento principale della centrale, con fuoriuscita del liquido refrigerante ha fatto tremare l’Europa, allertata dal sistema di allarme nucleare comunitario, l’Ecurie. «Ma non si è verificata nessuna fuga radioattiva», dichiara un portavoce della Nek (Nuklearna Elektrarna Krško), la società che gestisce la centrale. Nel frattempo, a Bruxelles, il team di emergenza della Direzione centrale Trasporti ed Energia rimane all’erta. «Fino a quando non arriveranno ulteriori informazioni e la situazione sarà pienamente sotto controllo» fa sapere la Commissione. Subito scattano le procedure di spegnimento del reattore, previste in questi casi. Già alle 18.27, quando viene diffusa la nota, la centrale di Krško, 696 Mw di potenza, lavora soltanto al 22% del suo potenziale. Una percentuale che cala di ora in ora.
«Fino al totale spegnimento - rassicura la Nek - Solo allora, quando l’impianto sarà totalmente spento, potremmo entrare nel reattore e renderci veramente conto di cosa sia successo». Un processo ultimato entro la tarda serata di ieri. Intanto iniziano ad apparire i primi segnali rassicuranti. «Le misure di sicurezza della centrale slovena, costruita nella metà degli anni Ottanta e poi riammodernata, sono come quelle occidentali - spiega Stefano Monti, un fisico dell’Enea -. C’è un contenitore primario di sicurezza che contiene eventuali fughe e, anche se è presto per fare valutazioni precise, non dovrebbero esserci pericoli».
Una previsione che è andata pian piano avverandosi in serata, quando la situazione si è fatta più chiara. Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Ambiente sloveno, infatti, fermare la produzione dell’impianto (che fornisce il 25% dell’energia necessaria alla Slovenia e il 20% di quella necessaria alla Croazia) non sarebbe nemmeno stato necessario. Ora però la centrale resterà chiusa: «Non è ancora possibile sapere per quanto, ci prenderemo il tempo necessario a capire cosa sia successo» hanno fatto sapere dal Ministero. Ma che la situazione non fosse pericolosa si è capito anche dalla mancata messa in allerta della Protezione civile slovena e di quella friulana. «Non solo non è stata allertata - ha detto l’assessore all’Energia del Friuli-Venezia Giulia Riccardo Riccardi - ma non sarebbe nemmeno stato strettamente necessario spegnerla. Sono in contatto con il governo sloveno e l’allarme è già rientrato». Ottimista anche dal sindaco di Trieste Roberto Di Piazza, che ha invitato tutti a non esagerare con l’allarmismo. Una posizione condivisa dalla Ue per cui l’allerta era rientrata già nella serata di ieri.
Cosa sia realmente successo non potrà essere scoperto prima di stasera, quando il reattore potrà essere ispezionato senza pericoli. «E la centrale tornerà presto operativa» ha assicurato Andrej Stritar, il capo della sicurezza nucleare slovena.