Allarme pacchi bomba L’Europa blinda i cieli per fermare i terroristi

Esplode un plico in un ufficio postale di Atene. Disinnescati altri tre,
uno dei quali destinato al presidente Sarkozy. Non ci sarebbero legami
con gli ordigni dallo Yemen. Ma Germania e Inghilterra bloccano i voli
dal paese arabo

C’era forse un piano più ardito e più complesso (ne scriviamo al passato nella speranza che sia nel frattempo sfumato del tutto) rispetto a quello che era parso di indovinare dietro i pacchi esplosivi partiti dallo Yemen e diretti negli Usa. Un piano che doveva dispiegarsi in due momenti diversi, in modo da conferire all'evento quell'elemento moltiplicatore di panico, e di spettacolarizzazione, e di danni, come fu nel settembre del 2001 la zampata di Al Qaida a Manhattan, con le due Torri.

In questo senso, anche se la polizia al momento si mostra prudente, andrebbe letta l'esplosione di un pacco bomba negli uffici di un corriere espresso nel centro di Atene (un'impiegata è rimasta ferita) e la scoperta di altri tre, uno dei quali diretto al presidente francese Nicolas Sarkozy. In questo senso, anche se l'atteggiamento delle autorità competenti è volto a stemperare la paura tornata ieri a girare in tondo sui cieli d'Europa e d'America, va letta la decisione della Germania di bloccare i voli passeggeri dallo Yemen, oltre ai cargo, e del Regno Unito che ha esteso lo stop anche alla Somalia.
Come se si temesse un attacco concentrico, a raggiera, ordito nel deserto yemenita dove Al Qaida ha una sua robusta base operativa, i controlli e le misure di sicurezza straordinari sono scattati (ma senza dare troppo nell’occhio)in molti scali del mondo. Anche a Fiumicino (dove non arrivano mai aerei cargo dallo Yemen) è stato intensificato il livello di allerta sui due collegamenti settimanali con la capitale Sana'a. I velivoli provenienti da quel Paese vengono fatti sostare in piazzole lontane dal terminal mentre per passeggeri e bagagli la polizia effettua ispezioni accurate e controlli con i cani antiesplosivo. Scanner e cani poliziotto sono in azione anche al Cairo, mentre le autorità yemenite hanno decretato misure «eccezionali» di controllo di tutti i carichi che lasciano il Paese e deciso la creazione di un'unità speciale incaricata della protezione degli aeroporti.

Ma torniamo alla Grecia, e al pacco per l'Eliseo. Stando alle notizie diffuse dalla rete televisiva Net, tre dei pacchi bomba erano destinati alle ambasciate di Belgio, Messico e Olanda, mentre destinatario del quarto era appunto il presidente francese. Gli ordigni sono stati fatti brillare, e ci sono anche degli arresti: due uomini trovati con armi e giubbotti antiproiettile di cui non sono state rese note al momento le generalità. Eppure (ma forse è solo un modo per non scoprire le proprie carte) la polizia greca imputa l'iniziativa dei pacchi a non meglio specificati ambienti estremisti di sinistra, escludendo contatti o rapporti con Al Qaida.
Alta la tensione è anche in Gran Bretagna, dove un «Comitato per le emergenze» si è riunito ieri per affrontare il tema della sicurezza nei voli, con una particolare attenzione al va e vieni di merci nei cieli. Da Londra, dalla Bbc, che cita fonti dei servizi segreti, arriva invece la notizia che sarebbe stato un pentito di Al Qaida, Jaber al-Faifi, a portare alla scoperta dei pacchi bomba. Al-Faifi si sarebbe consegnato alle autorità saudite due settimane fa. Questo Al-Faifi, dicono a Londra, è un ex detenuto di Guantanamo che, dopo la scarcerazione, ha partecipato a un programma di riabilitazione del governo saudita, ma poi sarebbe rientrato a militare con Al Qaida nello Yemen. Secondo gli Stati Uniti i pacchi bomba sono stati preparati dall'artificiere di Al Qaida Ibrahim Hassan al-Asiri, che avrebbe preparato le mutande bomba per il fallito attentato sul volo Amsterdam-Detroit del Natale 2009.

Ma è nello Yemen che l'attenzione dell'intelligence americana (e non solo) è concentrata. Lì, tra le sabbie roventi della penisola araba, si annida la cellula responsabile degli attacchi abortiti. Ieri, intanto, hanno rilasciato la studentessa 22enne sospettata di essere la mittente degli ordigni. Il suo numero di telefono figurava sui documenti di spedizione di uno dei pacchi, ma le autorità ritengono che i terroristi abbiano usato il suo nome come copertura.