Allarme di Pescante: «Le mani dell’Unione anche sullo sport»

Il sottosegretario: «Noi difendiamo l’autonomia del Coni, la sinistra ha una vecchia aspirazione statalista e vuole sottrargli l’attività di base per metterla sotto controllo politico»

Giuseppe Salvaggiulo

da Milano

«Il nostro miglior programma è il bilancio dell’attività di questi cinque anni», spiega Mario Pescante, ex presidente del Coni, sottosegretario ai Beni culturali con delega allo Sport. Snocciola le riforme approvate sulle società dilettantistiche («C’era un ritardo storico, ora una legge riconosce personalità giuridica e concede agevolazioni»), sui vitalizi per gli ex campioni in difficoltà economiche («Era un’esigenza etica»), sui rapporti tra giustizia sportiva e ordinaria («Abbiamo messo fine ai tormentoni estivi sui calendari»). Rivendica il «grande successo del sistema Italia» nell’Olimpiade di Torino. Rivela di aver recuperato per gli impianti sportivi «350 milioni di euro che dal 1988 giacevano inutilizzati nelle pieghe del bilancio del ministero».
In prossimità delle elezioni, il presidente del Coni Petrucci rivendica autonomia dello sport dalla politica. Che cosa ne pensa?
«L’istanza di Petrucci si riferisce al programma dell’Unione e la condivido in pieno. Ancora una volta, con argomentazioni trite e ritrite da almeno 20 anni la sinistra invoca una riforma che distingua attività agonistica e cosiddetto sport sociale».
Lei non è d’accordo?
«Lo sport è una piramide alla cui base c’è di tutto. Questa distinzione non esiste. Certo esiste uno sport di vertice, ma si fa agonismo anche nella maniera più elementare, a tutti i livelli».
Che conseguenze avrebbe questa riforma?
«Creare una dicotomia: lo sport di vertice gestito dal Coni e dalle federazioni, il resto da organismi di incerta definizione. Al Coni resterebbero “i campioni”, la politica si occuperebbe della promozione. Una vecchia aspirazione statalista».
Perché lo fanno?
«Quella proposta vorrebbe dire mettere le mani sullo sport. Se non fosse così, si tratterebbe di un bla bla da incompetenti. Mi consenta una provocazione: dalle loro proposte sullo sport cosiddetto sociale a decidere... la composizione della nazionale di calcio il passo è breve».
Voi siete contrari a un ministero dello Sport?
«Contrari a qualunque ministero dello Sport e a qualunque organismo politico che si occupi di sport al di fuori di Coni e federazioni. Difendiamo strenuamente l’autonomia dello sport italiano, che poi è la battaglia di sempre del Coni».
Come lo avete fatto finora?
«Abbiamo dovuto approvare una controriforma del Coni per risolvere le contraddizioni della legge Melandri, un pastrocchio di norme calato come un maglio dal governo di sinistra senza consultare la base».
Che cosa non funzionava?
«Aveva indebolito la centralità del Coni. Noi abbiamo riportato le federazioni nella giunta esecutiva e aperto ai rappresentanti degli organi territoriali. Poi c’erano norme farraginose sui bilanci. Praticamente la paralisi amministrativa».
Il Coni lamentava anche problemi finanziari.
«Da sempre chiedeva un finanziamento indipendente dalle entrate del Totocalcio, che variavano di anno in anno rendendo impossibile una programmazione a lungo termine. Inoltre negli ultimi anni quelle entrate erano in caduta verticale soprattutto per l’introduzione delle scommesse. Quindi il Coni era costretto a chiedere contributi straordinari al Parlamento, rischiando di sottoporsi a forti condizionamenti politici».
Come siete intervenuti?
«Abbiamo svincolato i finanziamenti dal Totocalcio e concesso con legge un contributo annuo di 450 milioni di euro per 4 anni, cifra superiore del 30%. L’autonomia non si fa solo con le leggi, ma anche con finanziamenti certi e autonomi».
A proposito di autonomia: ci sono deputati della Cdl con cariche in federazioni e nel Coni.
«Petrucci ha ragione, il problema c’è. Per la giunta esecutiva va prevista l’incompatibilità».
Qual è il bilancio della lotta contro la violenza negli stadi?
«Il problema non è stato risolto, anche perché le proposte del governo sono state annacquate dal Parlamento. Ma un passo avanti è stato fatto».
Però sabato a San Siro ci sono stati altri cori razzisti.
«La legge c’è, ma individuare i responsabili in un coro non è facile. Comunque bisogna fare altri passi per rendere le norme più pressanti e incisive sul modello anglosassone».
Che cosa vuol fare la Cdl per lo sport nei prossimi 5 anni?
«Investire nella scuola. Nuovi stadi più piccoli con proprietà e gestione alle società. Controlli antidoping anche su attività che si praticano in certe palestre al di fuori dello sport ufficiale. Monitorare il doping giovanile. Fermare il far west nelle palestre, imponendo responsabili laureati in scienze motorie».
Roma e Milano vogliono l’Olimpiade. Chi preferisce?
«Ogni preferenza sarebbe interpretata politicamente. Decida il Coni, comunque il governo sosterrà la candidatura».