Allarme petrolio, vertice da Bush

Il presidente Usa incontra ministro del Tesoro e governatore della Fed. Il «Wti» torna sopra i 100 dollari. Borse in recupero

Milano - Anche ieri il petrolio è tornato sopra quota 100 dollari (100,09), chiudendo poi a quota 99,12 per un barile di Wti. Esperti ed economisti concordano nel ritenere questo livello ormai duraturo. Alcuni si spingono a immaginare livelli anche più alti, fino a quota 150 (l’agenzia internazionale dell’Energia). Mentre il presidente americano Bush incontra oggi il presidente della Fed Bernanke e il segretario al Tesoro Paulson per fare il punto dello scenario economico alla luce dello choc di «quota 100».

In realtà la situazione di crisi non è nuova. Soprattutto per i consumatori italiani. Il grafico riportato in questa pagina mostra che, a partire dal 1970, il prezzo del barile del petrolio espresso in dollari correnti non racconta che una piccola parte della storia. A partire dalla metà degli anni settanta, il combinato disposto di inflazione, svalutazione e crisi energetica ha spinto il costo del greggio, per noi italiani, a valori che nemmeno in questi giorni sono stati raggiunti. Il prezzo del petrolio, attualizzato in euro attraverso la conversione nelle lire dell’epoca, successivamente rivalutate tenendo conto dell’inflazione e del tasso di cambio con il dollaro, schizza verso l’alto raggiungendo il record nel 1980, con la guerra Irak-Iran. Basti pensare che nel 1970 il petrolio era regalato: 1-2 dollari al barile. Con un cambio di un dollaro per 620 lire e calcolando l’inflazione si ottengono 7 euro di oggi per un barile. Cambia tutto tra la crisi del ’73 e la guerra del 1980: il barile schizza a 33 dollari. E per di più la lira precipita a 900 contro il dollaro, con tassi di inflazione a due cifre.

Il risultato è di un massimo di 72 euro odierni per un barile (al cambio attuale, 108 dollari, l’8% in più dei record di ieri). Una situazione che rimane pesante, per noi italiani, per tutti gli anni Ottanta: basti ricordare che il dollaro arriva a valere 2mila lire nell’85, con un greggio comunque vicino a quota 28 dollari per barile. Il punto è che per tutti gli anni Novanta, fino alle due torri del 2001, il petrolio torna a livelli accettabili, con momenti di forte debolezza del dollaro. Ed è questo che ci rende terribile lo choc attuale, pur essendo meno grave dei durissimi anni Ottanta.

Intanto, per i rialzi di questi giorni, preoccupazioni sono arrivate anche dall’Unione Europea. «Il prezzo del petrolio aumenta in modo deciso e, se questo aumento continuerà, ovviamente ci sarà un impatto sulla crescita», ha dichiarato Amelia Torres, portavoce del Commissario Ue agli affari economici Joaquin Almunia.

I mercati azionari sono rimasti colpiti per la seconda giornata consecutiva. Anche se, sul finire della giornata, gli indici hanno rivisto la parità. A sollevare le sorti dei listini europei (Piazza Affari ha chiuso quasi invariata) sono stati i dati usa sull’occupazione, migliori del previsto, che hanno generato ottimismo a Wall Street. Ottimismo che si è poi diffuso sui listini europei. Un altro segnale che la crisi petrolifera è seria, ma per ora ancora gestibile.