Allarme polonio a Londra altre tracce radioattive e tre persone in ospedale

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Guido Mattioni

Adesso è psicosi. La paura per il killer invisibile, il polonio 210 che ha ucciso a Londra l’ex colonnello dei servizi segreti russi Alexander Litvinenko, è andata ad aggiungersi, nella capitale inglese e in tutta la Gran Bretagna, a quella per il sicario senza volto, il fantomatico Igor che sarebbe ancora in giro per l’Europa, forse addirittura in Italia, con un micidiale bagaglio di microscopiche pillole letali. Così, mentre cresce di ora in ora il numero di persone che sospettano di essere state contaminate per essersi trovate nei due presunti luoghi del contagio, si moltiplicano anche i siti dove vengono trovate tracce di radioattività.
Insomma, se non fosse una tragica realtà, sarebbe un film destinato a sicuro successo. E invece sono al momento già 450 le persone che a Londra hanno chiamato il numero verde istituito dal governo britannico dopo che venerdì scorso erano state rilevate tracce di Polonio 210 sia nel ristorante giapponese di sushi sia nella sala da tè dell’Hotel Millennium di Grosvenor Square, là dove Litvinenko si era recato il 1° novembre scorso, incontrando diverse persone, prima di farsi ricoverare in ospedale con i sintomi di quell’avvelenamento che poi lo ha portato morte. E ieri tracce di radioattività - anche se non è ancora provato trattarsi di polonio 210 - sono state scoperte in un palazzo di uffici nel West End londinese e in un edificio nel quartiere di Mayfair.
Delle 450 persone che hanno chiamato il numero verde - tutte, a dir loro, transitate il 1° novembre o nei giorni successivi - nel sushi bar o nella sala da tè del Millennium, 18 sono state sottoposte ad analisi mediche da parte della Hpa, la agenzia per la protezione della salute, mentre per tre di loro sono stati disposti, «per precauzione», ulteriori test radiologici ed esami più approfonditi sulle urine in una clinica specializzata. Proprio da questo test, infatti, era finalmente emersa la natura esatta dell’«arma» invisibile che aveva ucciso l’ex colonnello, nemico giurato del presidente russo Putin.
La portavoce dell’agenzia statale inglese non si è tuttavia sbilanciata sulla possibilità che qualcuno, tra le persone sottoposte a questi esami supplementari, evidenzi segni di avvelenamento o di contaminazione di qualsiasi genere. «Secondo le informazioni disponibili al momento la risposta sarebbe “no” - si è limitata a dire la portavoce -, ma per precauzione li abbiamo mandati in questa clinica speciale». Una prudenza, quella dell’Hpa, condivisa anche dal primo ministro Tony Blair, secondo il quale «bisogna aspettare i risultati dell’inchiesta ed è prematuro trarre delle conclusioni sulla morte dell’ex 007 russo». Sulla stessa linea di condotta si è mosso ieri il ministro degli Interni, John Reid, affrettandosi a smentire che esistano rischi per la popolazione.
Sul fronte delle indagini, intanto, pare prendere corpo la pista cosiddetta petrolifera. Il Times ha infatti confermato la rivelazione fatta sabato scorso dal quotidiano israeliano Haaretz, secondo cui Litvinenko, prima di essere avvelenato a Londra, aveva soggiornato per alcune settimane in Israele alla ricerca di informazioni e documenti sullo scandalo relativo alla bancarotta del colosso petrolifero russo Yukos. Pare che l’ex agente segreto fosse riuscito a mettere le mani su un corposo e compromettente dossier che sarebbe in grado di screditare ulteriormente i vertici del Cremlino. Dossier che in base a quanto scrivono entrambi i giornali, quello inglese e quello israeliano, sarebbe stato consegnato a Scotland Yard da Leonid Nezvlin, l’ex amministratore delegato della Yukos, rifugiatosi a Tel Aviv e divenuto presidente del Museo della Diaspora. «Alexander possedeva delle informazioni sui reati compiuti dal governo russo», ha dichiarato Nezvlin al Times, definendo quelle contenute nei documenti come «prove schiaccianti». Si profilano giorni neri, per il presidente Putin. Neri come il petrolio.