Allarme rosso per gli antibiotici La Ue: farne abuso è pericoloso

La direttrice dell’Ecdc Szuzsanna Jakob, accompagnata dal commissario
alla salute Ue, Androulla Vassiliou, ha fatto presente che si
aggirerebbero ormai intorno ai 35mila gli europei cui la
somministrazione di antibiotici non eviterebbe ormai la morte ogni anno

Allarme rosso per gli antibiotici. A lanciarlo è stato lo scorso 18 novembre – giornata che la Ue ha deciso di dedicare alla sensibilizzazione del problema tra i 27 soci – il Centro di prevenzione e controllo europeo delle malattie, creato nel 2005 – a seguito delle epidemie di Hiv e di Sars - con sede a Stoccolma. La direttrice dell’Ecdc Szuzsanna Jakob, accompagnata dal commissario alla salute, la greca Androulla Vassiliou, ha fatto presente che si aggirerebbero ormai intorno ai 35mila gli europei cui la somministrazione di antibiotici non eviterebbe ormai la morte ogni anno. Un dato impressionante se si pensa che di poco superiore a quella cifra è il numero di vittime di incidenti stradali nel continente.

Ma ancor più preoccupanti sono le cause dei decessi: dagli studi compiuti risulta infatti che proprio chi ha fatto ampio uso di antibiotici durante l’arco della sua esistenza, ha oggi difficoltà a curarsi con gli stessi prodotti. I batteri stanno sviluppando una resistenza che li fa sopravvivere alle cure somministrate fin qui. Per cui l’allarme e il consiglio – alle strutture mediche ma anche ai pazienti – di fare a meno dell’uso di antibiotici per arginare semplici influenze o comunque malattie per le quali esistono altri metodi curativi. Sempre dalle ricerche si è scoperto che a resistere a medicinali con sostanze antibiotiche sono soprattutto i batteri che producono infezioni alle vie urinarie: un tempo le cure di questo tipo producevano effetti positivi al 90%. Oggi ci si riesce solo al 75%.

Di qui e da indagini condotte recentemente in Francia e Belgio dove si è ridotto l’uso degli antibiotici (vedendo diminuire la resistenza al prodotto da parte dei batteri una volta che se ne decideva l’uso), la scelta di dar conto alla Ue tutta della necessità di usare il meno possibile questo tipo di prodotti per non determinarne, alla lunga, l’inutilità.