Allarme scuole: per l'Ance ci vuole il partenariato tra pubblico e privato

Secondo il Rapporto di Legambiente solo il 54,12% degli edifici ha il certificato di agibilità e il 10,30% di quelli in comuni a rischio terremoto rispetta i criteri antisismici.<BR> Gli investimenti per la manutenzione straordinaria e ordinaria sono scesi del 14% rispetto all'anno precedente

Solo il 54,12% delle scuole è in possesso del certificato di agibilità mentre una scuola su quattro non ha impianti elettrici a norma, una su due non dispone di scale di sicurezza e circa un terzo degli edifici non è in possesso del certificato di agibilità igienico-sanitaria.
A tracciare il quadro allarmante della situazione del patrimonio edilizio scolastico nazionale è il XII Rapporto Ecosistemascuola di Legambiente.
L'indagine spiega che solo il 10,30% degli edifici costruiti in comuni a rischio terremoto ( il 41,48% del totale) rispetta i criteri antisismici e solo sul 24,81% degli istituti è stata eseguita la verifica di vulnerabilità sismica.
Il patrimonio immobiliare scolastico è e rimane vecchio: più del 60% degli edifici risale a prima del 1974 e solo il 7,97% è stato costruito negli ultimi venti anni.
Ma gli investimenti per la manutenzione straordinaria e ordinaria scendono entrambi del 14% rispetto all'anno precedente e i dati seguono andamenti diversi da regione a regione.
«Ancora una volta - commenta il presidente dell'Ance, Paolo Buzzetti- la fotografia dello stato del patrimonio edilizio scolastico pubblico fatta da Legambiente mostra che nel corso dell'anno non si è verificato alcun miglioramento significativo rispetto allo stato di grave degrado e mancanza di sicurezza di questi edifici».
Buzzetti sottolinea un dato allarmante, quello del calo degli investimenti in manutenzione straordinaria e ordinaria, « a seguito della grave mancanza di risorse registrata dalle amministrazioni».
Secondo il numero uno dei costruttori italiani è necessario «un salto di qualità e un cambio di prospettiva, che consideri anche la possibilità della sostituzione edilizia e dell'apporto di capitali privati per avviare un nuovo percorso, che nel medio periodo possa portare alla soluzione definitiva del problema».
Buzzetti illustra anche la proposta dell'Ance: «Chiediamo al governo di utilizzare l'ultimo stralcio di oltre 400 milioni del miliardo di euro deliberato dal CIPE nel maggio 2009, come volano per iniziative di partenariato, attivando così un volume di investimenti complessivo pari a oltre il doppio; risorse che potrebbero essere immediatamente immesse nell'economia anche attraverso procedure celeri, la sottrazione dai vincoli del patto di stabilità interno e misure fiscali di sostegno».
Dall'indagine di Legambiente emerge che è molto alta (93,06) la percentuale delle scuole che svolgono regolarmente le prove di evacuazione e quelle con i requisiti in materia di accessibilità (78,98%). Trend positivo per gli interventi volti a eliminare le barriere architettoniche.
Molto diversa è la situazione sul territorio. Campania, Marche, Sardegna e Toscana registrano i migliori segnali di crescita sul fronte della manutenzione straordinaria mentre sono in discesa Abruzzo, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Sicilia e Umbria.
Il maggior progresso degli investimenti in manutenzione ordinaria si riscontra invece in Basilicata, Sardegna, Trentino Alto Adige e Veneto mentre il calo più significativo si ha in Emilia Romagna, Liguria e Piemonte.
Tra i parametri sui rischi ambientali interni agli edifici scolastici, si registra un significativo incremento dei Comuni che hanno realizzato il monitoraggio sulla presenza di amianto all'interno delle strutture (92,11%).
Aumentano i monitoraggi e diminuiscono i casi certificati ma, purtroppo, calano anche le azioni di bonifica.
Tendenza inversa per il monitoraggio del radon, realizzato solo dal 29,87% dei Comuni. La presenza di questo gas continua, infatti, a essere sottovalutata anche in quelle regioni dove si riscontra la maggiore concentrazione nel suolo, come nel Lazio dove il dato pervenuto è pari allo 0%.
Segnale positivo sul fronte dei monitoraggi delle fonti esterne d'inquinamento ambientale: i controlli degli elettrodotti e delle emittenti radiotelevisive, rispettivamente al 13,33% e al 11,54%, crescono rispetto allo scorso anno.
Decresce invece quello sulle antenne cellulari (34,09%) che risultano tuttavia la fonte più monitorata.
Va precisato che questi dati sono relativi quasi esclusivamente alle regioni del nord e del centro mentre il sud e le isole appaiono completamente deficitarii rispetto al monitoraggio degli elettrodotti e delle emittenti radio televisive.
In merito alla prossimità degli edifici scolastici alle fonti d'inquinamento ambientale, i valori maggiori si riscontrano per la vicinanza di aree industriali tra uno e cinque chilometri (17,11%), di antenne cellulari (15,86%) e di fonti d'inquinamento acustico (10,17%).
Anche per i servizi e le pratiche ecocompatibili il confronto con gli anni precedenti non evidenzia passi avanti, anzi rileva un peggioramento rispetto ad alcuni parametri.
La presenza di prodotti biologici nei pasti rimane ferma al 52,38% ma calano la somministrazione di pasti interamente biologici (5,92%) e le cucine interne alle scuole (21,53%). In una scuola su tre non viene distribuita acqua di rubinetto nelle mense.
In flessione il dato sulla presenza di giardini nelle aree antistanti le scuole e quello sulle strutture per lo sport, presenti nel 52,09% degli edifici scolastici.
Il servizio di scuolabus è in decrescita costante, con il 32,57% degli edifici serviti, e quello del pedibus non si sposta dal 5,03%.
Nuovo rispetto alle indagini precedenti il dato sugli edifici raggiungibili da piste ciclabili che si attesta al 9,45% evidenziando una netta frattura tra le regioni del nord, al 16,29%, e quelle del sud che non indicano edifici raggiungibili da piste ciclabili.
Il rapporto introduce anche per la prima volta i parametri sulla localizzazione delle scuole in isole pedonali (1,14%), ZTL (5,07%) e all'interno di parchi urbani (1,62%).
Cresce l'utilizzo di fonti d'illuminazione a basso consumo (65,98%) e quello sull'impiego di fonti rinnovabili (11,56%).
Un fronte, quest'ultimo, che vede il Veneto, la Puglia, la Toscana e il Friuli Venezia Giulia con risultati ben al di sopra della media e la Basilicata e il Molise in coda con un dato dichiarato pari a zero.
Costante il dato sulla raccolta differenziata, con la carta al 74,97%,la plastica al 64,34% e il vetro al 54,18%.