Allarme sicurezza Aumentano le donne iscritte ai corsi di autodifesa nella capitale

Le donne che intraprendono un corso di autodifesa sono sempre più numerose. Un fenomeno che nasce da un’esigenza di maggiore sicurezza e che, in seguito agli ultimi episodi di violenza, sta vivendo un vero e proprio boom. Al riguardo Silvio Izzo non ha dubbi. Titolare della «Special Combat Solution», associazione sportiva specializzata nell’insegnamento del Krav Maga, un metodo di combattimento corpo a corpo messo a punto dall’esercito israeliano, Silvio dice che dopo lo stupro di Guidonia le domande d’iscrizione alla sua scuola sarebbero addirittura quintuplicate. Un caso, il suo, per nulla isolato. «Tuttavia - consiglia Marco, una volta terminato il corso di autodifesa che intrattiene settimanalmente a San Giovanni - bisogna tener conto che l’apprendimento di certe discipline richiede pratica. Non basta uno stage di poche settimane per imparare a difendersi seriamente».
A richiedere tempo non è, come si potrebbe pensare, una questione di preparazione atletica. Sia nel Krav Maga che nello Wing Chun, due metodi di autodifesa molto diffusi nonché estremamente diversi tra di loro, il punto è proprio questo: a differenza delle altre discipline, queste qui in particolare non fanno leva sulla forza fisica. «Abbiamo raggiunto ottimi risultati anche con donne di quarantacinque anni che non avevano mai fatto attività sportiva», raccontano in una scuola di Wing Chun alla Bufalotta. Ma chi è, più precisamente, che si rivolge ai professionisti della difesa fai da te? «Oggi vengono da noi donne di ogni classe sociale, con un'età compresa tra i 17 e i 50 anni», risponde Silvio, l’istruttore di Krav Maga. Un profilo che testimonia l’ampiezza del fenomeno e che, nel contempo, lascia intravedere la paura che c’è dietro tutto questo. Una paura condivisa, che non affiora solamente in una stradina buia e deserta, ma anche alla fermata dell’autobus, o nel bel mezzo di una festa affollata.
Chi pensa, però, che la prima cosa che le persone imparano frequentando questi corsi sia come stendere il proprio avversario, si sbaglia. La miglior cura, anche in questo caso, è la prevenzione. «Evitare lo scontro, innanzitutto è questo che insegniamo ai nostri allievi», mette subito in chiaro Cristiano Ciotti, uno degli istruttori della scuola di Wing Chun citata in precedenza. «Gli diciamo come tenere sotto controllo la respirazione in una situazione di pericolo, altrimenti si manda troppo ossigeno al cervello e poi di conseguenza ci si sente confusi - prosegue Cristiano -, oppure gli spieghiamo come impostare la voce, affinché l’aggressore non avverta l’allarme di chi gli sta di fronte, il che lo metterebbe in una posizione di forza». Il resto sta nelle capacità di osservazione della persona. «Nella mia scuola - racconta Silvio Izzo - insegniamo alla gente a guardarsi sempre intorno. Se, per esempio, uno vede un’auto parcheggiata, con a bordo due o più uomini e le ruote girate verso l’esterno, allora è meglio che cambi lato del marciapiede». Se poi lo scontro si fa inevitabile, sia nel Krav Maga che nello Wing Chun la reazione consiste nel colpire i punti deboli. Occhi, gola, genitali. In modo da provocare un arresto temporaneo della respirazione, o una sensazione di svenimento, che consenta alla vittima di allontanarsi senza essere rincorsa. «Quando colpisci in uno di questi punti - conclude Cristiano Ciotti - non importa la forza che ci metti, ma il modo in cui sferri il colpo».