Allarme smog, referendum in giunta con 4 mesi di ritardo

Dimenticati i referendum ambientali? «No, la delibera andrà in giunta se non questa settimana la prossima». Parola dell’assessore all’Ambiente Pierfrancesco Maran, che con i suoi uffici sta predisponendo il testo. Con il documento la giunta acquisirà tutti e cinque i quesiti (Area C - l’unico attuato -, conversione delle caldaie a metano, raddoppio degli alberi, riapertura dei Navigli e riqualificazione della Darsena, parco di Expo) impegnandosi a dare seguito alla volontà popolare. Palazzo Marino si prepara a dire sì, con quattro mesi di ritardo, a quanto chiesto da quasi 500.000 milanesi: scadeva il 1 ottobre, infatti, il termine stabilito dal Regolamento per l’attuazione dei diritti di partecipazione popolare. L’unico referendum, o meglio, parte del referendum realizzato è stato Area C, entrato in vigore lunedì scorso. Il motivo? Secondo i maligni a ingolosire il Comune i 30 milioni di incassi previsti. Così non è certo casuale il nome ufficiale di Area C, «Ecotass», perché di pedaggio di ingresso al centro si tratta. Così quattro mesi di ritardo, oltre a essere inammissibili per la legge comunale, diventano ancora più gravi nei periodi di emergenza inquinamento. Così il quesito numero 4, che prevede la «conversione degli impianti di riscaldamento domestico a gasolio fino alla loro completa eliminazione entro il 2015», diventa ancora più cogente.
Dopo infiniti appelli all’amministrazione perché prendesse posizione rispetto a quanto deciso dai milanesi, il comitato promotore ha già predisposto il ricorso ai garanti, che potrebbe essere depositato nel giro di una settimana. Edoardo Croci, fondatore del comitato Milanosimuove, dopo tanti annunci forse siamo alla stretta finale? «Lo saremo quando la delibera sarà licenziata dalla giunta. Così mi aspetto che nel documento siano indicate responsabilità, atti, tempi e risorse». Tradotto: non basteranno semplici dichiarazioni di intenti, la giunta si dovrà impegnare a dare concreta realizzazione ai contenuti dei referendum, indicando in maniera precisa quali risorse utilizzare e come reperirle, tempi della realizzazione dei progetti.
Oggi, invece, verrà proposta la creazione di una consulta di esperti che affianchino il Comune nella realizzazione dei progetti. «I progetti sono molto complessi - spiega Marco Cappato, tra i promotori dei quesiti-. Penso che sia utile che gli esperti della nostra città diano il loro contributo». La consulta, composta da 15 esperti nominati dal sindaco (a titolo gratuito) potrebbe portare esperienza, conoscenze e professionalità. «Seguendo i gruppi di lavoro promossi dal comitato abbiamo scoperto - prosegue - che esistono già molti progetti per la riapertura dei Navigli, elaborati da associazioni, enti, università. Una mole di materiale utilissimo che il Comune potrebbe adottare, studiare, comunque utilizzare. Ecco che la consulta servirebbe a portare alla luce lavori ed esperienza preziose che già sono state fatte in città, e poi amplierebbe ulteriormente la partecipazione di tutta la cittadinanza al tema». Il secondo fine? Riportare all’attenzione i temi votati alle consultazioni e stroncare sul nascere eventuali temporeggiamenti da parte del comune sulla fase progettuale.