Allarme di Strauss-Kahn: «Banche, ancora nascosta la metà delle perdite»

GERMANIA La Bundesbank non esclude nel 2010 altre svalutazioni del sistema tedesco per 90 miliardi

Più che pensare ai bonus, le banche dovrebbero provvedere a eliminare dai propri conti i cascami lasciati dalla crisi. L’operazione è ben lontana dall’essere completata: «Il 50% delle perdite potrebbe essere ancora nascosto nei bilanci», è l’allarme lanciato ieri dal numero uno del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss Kahn.
Insomma, dietro un’immagine di sanità recuperata, il sistema del credito nasconderebbe ancora le vecchie crepe. La Bundesbank, del resto, non esclude che le banche tedesche possano dover far fronte il prossimo anno a ulteriori svalutazioni per 90 miliardi di euro, riconducibili ai quasi 130 miliardi di esposizione verso i Paesi europei emergenti. In Germania, molti istituti - a cominciare da Commerz - sono stati strappati al fallimento dagli aiuti governativi. Il problema, rileva però Strauss-Kahn, è che le banche non avranno la possibilità di usare ancora la stampella di Stato in caso di una nuova crisi finanziaria. «La reazione non sarà più la stessa», afferma il direttore generale del Fmi, e «non vedrà più una seconda volta una pioggia di centinaia di miliardi di dollari di danaro pubblico sul settore finanziario. Al contrario, il mondo del credito deve preparare il futuro limitando il ricorso a incentivi d’oro, con l’obiettivo di moralizzare la finanza; inoltre, deve mettere a disposizione un contributo finanziario in vista di un'eventuale crisi sistemica, una specie di assicurazione che «inciti la banca a prendere meno rischi e a disporre risorse per rispondere a un'eventuale crisi».
Le preoccupazioni espresse da Strauss-Kahn sono condivise dalla Bundesbank, che sollecita le banche ad approfittare del momento favorevole sotto il profilo dell’utile operativo per aumentare accantonamenti e capitale in modo da contrastare una possibile stretta sul credito.
Non particolarmente tenero nei confronti delle banche è il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, che già nei giorni scorsi ne aveva censurato i comportamenti più recenti, ovvero le ansie di ripristino dei bonus a discapito del riequilibrio contabile. Ieri, dal leader dell’Eurotower è arrivato un nuovo affondo: le banche dell'eurozona che hanno ricevuto aiuti pubblici, sotto varie forme, per contrastare gli effetti della crisi finanziaria, «non dovrebbero affrettarsi a rimborsarli se questo viene fatto solo per evitare i paletti chiesti dall'opinione pubblica» in materia di remunerazione e assunzione di rischi. Trichet, in un'intervista al quotidiano olandese Financieele Dagblad, ha sottolineato che se questa dovesse essere la ragione prevalente della fretta nel restituire gli aiuti pubblici «non sarebbe una cosa salutare». L'Europa, ha aggiunto, ha bisogno di banche solide che facciano il loro lavoro, «che è il finanziamento dell'economia reale».