Allarme stupri a Milano: 24 denunce al mese

Tra i casi tipici ragazze che accettano passaggi in auto da sconosciuti: la Procura invita alla massima prudenza

Enrico Lagattolla

Un processo per violenza sessuale ogni tre giorni. Ancora, più di venti denunce al mese per lo stesso reato arrivate in procura. L’emergenza sicurezza emerge anche dagli uffici statistici del tribunale. La fotografia dei primi nove mesi dell’anno ritrae un fenomeno in crescita rispetto allo stesso periodo del 2005. Giustificando, forse, l’allarme.
I dati. Dal primo gennaio di quest’anno, fino al primo settembre, sono 193 le notizie di reato relative agli articoli 609 bis e ter del codice penale (violenza sessuale e circostanze aggravanti) che la procura ha inviato agli uffici dei giudici per le indagini preliminari. Nei primi otto mesi del 2005, invece, il totale dei procedimenti iscritti al gip si era fermato a 177, per un incremento del 9,1 per cento. Di questi procedimenti, 93 sono andati a dibattimento (ossia il vero e proprio processo) presso la quinta e la nona sezione penale del tribunale. In media, più di uno ogni tre giorni. I restanti 100 sono stati definiti dallo stesso gip, attraverso riti alternativi, o - in misura ridotta - per archiviazione. Nei primi otto mesi dell’anno scorso, invece, i processi erano stati «solo» 64 (il 32 per cento in meno rispetto al 2006). Cifre che sembrano contraddire il prefetto Gian Valerio Lombardi, che in un’intervista pubblicata il primo settembre dal settimanale Panorama aveva assicurato che «i dati sulle violenze sessuali a Milano sono quelli dell’anno scorso, e di due anni fa. Le statistiche dicono che non è emergenza».
Il reato. L’articolo 609 bis del codice penale stabilisce che «chiunque, con violenza, minaccia o abuso di autorità costringe taluno a compiere o subire atti sessuali, è punito con la reclusione da cinque a dieci anni», mentre il 609 ter fissa pene superiori nel caso in cui il reato venga commesso su minori («La pena - recita il codice - è della reclusione da sei a dodici anni» se il reato è commesso «nei confronti di persona che non ha compiuto quattordici anni», e «da sette a 14 anni se il fatto è commesso nei confronti di persona che non ha compiuto dieci anni»). La corte di cassazione, inoltre, ha stabilito che «integra il delitto di violenza sessuale qualunque atto, diverso dalla congiunzione carnale, suscettivo di dare sfogo alla concupiscenza, anche in modo non completo e di durata brevissima, come possono essere i palpeggiamenti e i toccamenti lascivi».
Vittime e carnefici. Gli stupri, secondo le indicazioni del pool di magistrati che si occupano di reati contro i soggetti deboli, avvengono prevalentemente a carico di donne straniere e ad opera di extracomunitari. Una dinamica «tipica», spiegano gli inquirenti, riguarda ragazze che accettano un passaggio in macchina da persone conosciute nel corso di una serata passata in un locale pubblico. Molto frequenti, inoltre sono le violenze consumate tra le mura domestiche: da un lato, gli abusi sui minori. Dall’altro, quelli che vedono coinvolti marito e moglie. Infine, una media di due denunce al mese riguarda le violenze sessuali di gruppo.
La polemica. Il prefetto Lombardi aveva rimproverato il comportamento «imprudente» delle due giovani turiste francesi che, dopo aver accettato un passaggio da due tunisini, avevano denunciato di essere state vittime di uno stupro. La tesi, ripresa anche dal prefetto di Roma Achille Serra in un’intervista rilasciata al quotidiano La Stampa («Sulle violenze carnali di Milano sono d’accordo con il prefetto milanese, mi sembra una cosa più dovuta all’imprudenza»), aveva fatto gridare allo scandalo il deputato Dl Dorina Bianchi («Quello che emerge dalle parole di Serra sembra purtroppo un’ammissione di resa, dello Stato e della legge, di fronte alla criminalità»). Anche dalla procura, però, arriva forte l’invito ad evitare comportamenti che possano esporre al rischio di subire una violenza. Inoltre, si sottolinea la necessità di impegnare un maggior numero di forze dell’ordine nel contrasto del fenomeno, e di perseguire e sanzionare il reato. Deterrenti decisivi - spiegano - contro chi abbia intenzione di delinquere.