Allarme terrorismo, sotto controllo 497 «postazioni»

Negli ultimi tempi si sono moltiplicati. Secondo le ultime stime che risalgono a quest’estate i phone center tra Milano e provincia sono quasi 500, 497 per la precisione. In citta tra phone center, internet point e centri di telefonia più generici le «postazioni» sono 389, mentre in provincia i centri sono 188. Una crescita esponenziale e in qualche caso anche incontrollata a cui si è cercato di porre rimedio dopo il recente allarme terroristico visto che secondo il ministero dell’Interno in qualche caso sono considerati «luoghi a rischio». E così in base alle disposizioni del ministro Pisanu i locali di telefonia sono stati messi da quest’estate sotto stretta osservazione, in particolare quelli, e sono moltissimi (quasi l'80 per cento), gestiti da immigrati. Dopo gli attentati di Londra la vigilanza è diventata altissima e a tutto campo, ma la capillarità con cui i phone center sono diffusi in tutta la città continua a rendere l'operazione piuttosto difficile. Anche perché aprire un centro di telefonia non è un’impresa impossibile. Venticinquemila euro, iscrizione alla Camera di Commercio, partita Iva, benestare del ministero e si può partire. Poi tocca alla Telecom, a cui spetta l'allacciamento della linea. Se si tratta di telefonia il proprietario del negozio non deve chiedere alcun permesso. Solo per aprire un internet point bisogna passare dalla questura e, successivamente, il titolare è costretto a richiedere un documento di riconoscimento ai suoi clienti. Questo perché le telefonate sono rintracciabili dai tabulati - spiegano in questura - mentre via internet non rimane traccia alcuna. Sparsi in tutta la città, dalla periferia al centro, i phone center hanno ogni anno una crescita spropositata. Pur non essendoci un vero e proprio elenco dettagliato, dai 156 negozi che erano presenti sul suolo milanese nel 2001 si è passati a 335 attuali.