Allarme Ue: "Italia a crescita piatta"

Riviste al
ribasso le previsioni di crescita dell’economia italiana: nel 2008 pil allo 0,5%,
un punto percentuale in meno rispetto alle previsioni d’autunno. Inflazione al 3%: "A rischio le famiglie a basso reddito"

Bruxelles - La Commissione Ue ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita dell’Italia. Il motore economico del Bel Paese continua a rallentare e nel corso dell’anno toccherà il fondo con una crescita dello 0,5 per cento per risalire nel 2009 allo 0,8 per cento. Una crescita "chiaramente al di sotto del potenziale". A lanciare l'allarme è la Commissione europea nelle previsioni economiche di primavera che ritoccano al ribasso di due decimi di punto percentuale la stima dello scorso 21 febbraio su una crescita del pil per il 2008 dello 0,7 per cento.

Verso crescita zero Si intitola marcata frenata in corso il capitolo sull’Italia delle previsioni di primavera pubblicate oggi dalla Commissione europea. Descrivendo una crescita "ben al di sotto" di quella di Eurolandia, Bruxelles evidenzia come "il persistente divario negativo di crescita con la media della zona euro si accrescerà ulteriormente nonostante l’esposizione relativamente modesta del settore bancario italiano alla crisi dei mutui subprime". Tra i problemi dell’economia italiana, la Commissione evidenzia "la persistente sfida per la produttività", con la produttività del lavoro destinata ad aumentare solo dello 0,2% nel 2008 e nel 2009. La stima di Bruxelles si presenta, dunque, più bassa rispetto allo 0,6% previsto da Palazzo Chigi nella Relazione unificata di marzo, rispetto allo 0,7% delle previsioni intermedie di Bruxelles e, chiaramente, inferiore anche all’1,4% contenuto nelle previsioni d’autunno. In particolare la Commissione Ue parla di una "leggera ripresa" nei primi tre mesi di quest’anno, seguita però da una "crescita piatta" nei mesi successivi. "Il gap negativo con la media euro si allargherà ulteriormente - rincara la relazione di Bruxelles - nonostante la modesta esposizione del sistema bancario italiano alle turbolenze finanziarie".

Deficit deteriorato Nel 2008 il deficit italiano si attesterà al 2,3% del pil, previsione più bassa rispetto a quella fornita dal governo a marzo (2,4%) con la Relazione Unificata, ma più alta rispetto all’1,9% con cui si è chiuso il 2007. La stima è immutata rispetto alle previsioni Ue di autunno: per il 2007 Bruxelles conferma l’ultimo dato certificato da Eurostat, nei giorni scorsi: deficit-pil all’1,9%, un livello che consente alla Commissione Ue, il sette maggio, di proporre all’Ecofin l’abrogazione della procedura per deficit eccessivo aperta a carico dell’Italia nel 2005. Sul 2008, si avverte nel documento, "la conseguenza di sostanziali modifiche delle imposte sul reddito delle società introdotto dalla Finanziaria 2008 è soggetta a considerevole incertezza". Bruxelles ricorda che il governo il 12 marzo ha rivisto al rialzo la previsione sul deficit al 2,4% del Pil, rispetto al 2,2% indicato nel programma di stabilità aggiornato dello scorso anno. "Partendo dalla base favorevole di un deficit 2007 migliore delle attese, questa previsione riflette una crescita del pil più bassa, allo 0,6% secondo le indicazioni del governo - si legge nel testo - inoltre include alcuni scivolamenti nel bilancio, incluse alcune misure discrezionali approvate dal Parlamento lo scorso febbraio". Considerando le misure di bilancio che sono state adottate fino alla preparazione delle previsioni, si prosegue nel documento, "la Commissione anticipa un rialzo del deficit al 2,3% del pil nel 2008".

Inflazione rimbalza al 3% Nel 2008 l’inflazione italiana toccherà il 3%, per poi tornare al 2,2% nel 2009. I tecnici di Bruxelles ricordano che nel 2007 il dato si è attestato al 2%, "in calo rispetto al 2,2% dei due anni precedenti". «L’aumento dei prezzi del petrolio e degli alimentari - si legge nel capitolo dedicato all’Italia - ha fatto salire l’inflazione anno su anno nell’ultima parte dell’anno. Assumendo prezzi del petrolio e delle materie prime stabili nel periodo di previsione, l’inflazione dovrebbe progressivamente scendere dal 3,3% dei primi due trimestri del 2008 per raggiungere il 2,5% alla fine dell’anno, per via di un effetto base minore". Anche il commissario agli Affari economici e monetari Joaquin Almunia è parso preoccupato per le "attuali pressioni inflazionarie": "E' necessario che ci atteniamo a sane politiche macro-economiche e che evitiamo attentamente di avviare una spirale inflazionistica che colpirebbe in modo particolare le famiglie con bassi redditi".