Allarme Usa: l'Irak esporta i combattenti della Jihad

New York - L’Iraq, dove gli Usa e i suoi alleati affermano di star combattendo una guerra strategica contro il terrore, sta cominciando ad esportare combattenti islamici, secondo quanto scrive oggi il New York Times, che si basa su fonti governative occidentali e «leader militanti islamici» in Libano, Giordania e a Londra. «La guerra in Iraq - scrive il Nyt, leggibile nell’edizione online -, che per anni ha attratto militanti da tutto il mondo, sta cominciando ad esportare combattenti e tattiche, cresciuti nell’insurrezione, verso i Paesi vicini e oltre».

Il giornale cita il caso di Mohammad al-Darsi, un militante ventiquattrenne, uscito da un carcere libico e contattato da un reclutatore che ha incontrato a Damasco. Quest’ultimo, secondo quanto confessato dallo stesso al-Darsi alla polizia giordana, citata dal New York Times, gli avrebbe detto che non c’era bisogno di lui in Iraq e lo ha spedito in Giordania, chiedendogli di unirsi ai mujaheddin sul posto per colpire gli americani e gli ebrei e di farsi saltare in aria fra i turisti all’aeroporto Regina Qalia di Amman.

Tra le fonti citate, anche il generale Achraf Rifi, direttore delle forze di sicurezza libanesi, secondo il quale fra i militanti di Fatah al-Islam, il gruppo radicale palestinese considerato legato ad al Qaida con cui l’esercito libanese ha ingaggiato sanguinosi scontri in questi giorni, annovera fra i suoi ranghi fino a 50 veterani della guerra in Iraq. Un fatto, questo, sul quale concorda anche un’altra fonte citata dal giornale Usa. Mohammad al-Massari, un dissidente saudita che vive a Londra e cura un sito jihadista (Tajeed.net), il quale aggiunge che in giro ci sarebbero 5.000 e più militanti «pronti ad entrare in azione al momento giusto»: «Il flusso di combattenti va già avanti e indietro e la lotta sarà ovunque finchè gli Stati Uniti non decideranno di cedere e lasciare (l’Irak)».