Alle coop un appalto su 3 «S’indaghi sugli intrecci tra loro e le giunte rosse»

Nel mirino anche i legami tra la politica e il mondo bancario e assicurativo

Gianluigi Nuzzi

Forza Italia, con i coordinatori regionali di Emilia Romagna, Toscana e Umbria, e Stefania Craxi chiedono l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta sui rapporti tra cooperative, partiti politici e amministrazioni locali. E contro il «proliferare di tante Iri locali». La situazione è infatti allarmante. Da uno studio che verrà divulgato oggi dalla Craxi e dai coordinatori azzurri Isabella Bertolini, Denis Verdini e Luciano Rossi, emerge un gigantesco e insanabile conflitto d’interessi. Da quanto trapela sui dati finora raccolti si scopre che nell’aggiudicazione degli appalti, nelle assicurazioni e nella grande distribuzione le coop avrebbero posizioni dominanti nelle regioni amministrate anche da oltre mezzo secolo da giunte di sinistra.
In Emilia Romagna, ad esempio, il 67% della grande distribuzione è in mano alle cooperative. Una percentuale insolita, schiacciante, che supera persino il 70% in certe province. E che, soprattutto, non trova uguali nelle altre regioni. In Lombardia, infatti, le catene della grande distribuzione, tutte insieme, coprono una fetta di mercato infinitamente minore, appena il 10%. Sugli appalti poi le coop calano l’asso pigliatutto. Secondo i dati del Sitar, il sistema informativo telematico, nel 2004 le coop si sono aggiudicate il 37,5% degli appalti sulle grandi opere, quelli di importo superiore a 5,29 milioni di euro. Se si vanno a spulciare i finanziamenti elettorali dei politici della zona si scopre che le coop erogano robusti sostegni finanziari. Un caso da manuale è quello dell’attuale governatore sempre dell’Emilia Romagna che vede nientemeno che il 77 per cento della sua spesa elettorale coperta dalle coop.
Insomma c’è il rischio di un cortocircuito e di un quotidiano conflitto d’interessi. Con le amministrazioni comunali, provinciali e regionali che stringono strettissimi e articolati rapporti con le coop, che vedono un continuo interscambio di ruoli tra rappresentanti delle istituzioni che vengono a loro volta dal mondo cooperativo e tornano allo stesso dopo l’esperienza politica finanziata sempre dallo stesso colosso coop.
Una realtà che da diversi mesi viene sondata quotidianamente dai coordinatori di Forza Italia. Che raccolgono dati, testimonianze, denunce anche per una sorta di libro bianco da utilizzare come timone iniziale per la commissione parlamentare. Gli intrecci tra banche amiche, coop, partiti politici e amministrazioni sono ormai radicalizzati nelle regioni dove il Pci-Pds-Ds può contare su una continuità di potere che dura dal dopoguerra.
Per i promotori la Commissione dovrebbe anche accertare i rapporti tra le amministrazioni e le società a partecipazione pubblica con tutte quelle realtà, bancarie, assicurative e del terziario, che rappresentano la grande famiglia delle coop. Per capire se e in che termini si profilano distorsioni del mercato per posizione dominante. Un esempio potrebbe essere rappresentato da Unipol. In certe amministrazioni il colosso delle polizze di Bologna raccoglie la totalità dei contratti. Un caso? Può essere, ma i coordinatori di Forza Italia vogliono mettere insieme tutti i dati e le stipule finora definite per vedere l’incidenza nelle regioni «rosse». Discorso analogo per il credito cooperativo e per l’erogazione dei finanziamenti a tasso agevolato.
La proposta di legge verrà presentata oggi alla Camera, dopo di che Bertolini, Verdini, Rossi e la Craxi cercheranno di sensibilizzare i parlamentari, a iniziare da quelli della Margherita. Al centro una delle realtà economiche più controverse nel nostro Paese. Con la denuncia di un conflitto di interessi quotidiano, continuo, Comune per Comune, che passa sempre sotto silenzio. Ma che muove ogni anno miliardi di euro.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it