Via alle grandi manovre al centro Mastella rilancia l’asse con l’Udc

«Ci stiamo muovendo, parliamo con chi ha affinità di pensiero»

da Roma

Nei proclami dei costituenti il Partito democratico si avvia a cambiare la politica italiana. Per il momento, però, la scossa proveniente da Cinecittà e da Firenze non suscita manifestazioni di interesse dalle parti del luogo più mobile dello scenario politico italiano: il Centro. Udeur e Udc, nei commenti del giorno dopo, si attestano al massimo sulle frequenze della cortesia nel dare il benvenuto al nuovo soggetto. E anzi, quando il discorso si sposta sulle implicazioni politiche, fanno capire che loro, dall’avvento del Pd sulla scena, hanno tutto da guadagnare.
«Per l’Udeur non cambia nulla perché dall’inizio abbiamo detto che non è il nostro luogo politico, non è la nostra storia: la distanza tra noi e il Pd resta significativa» dice Clemente Mastella in una intervista a Il Tempo. «Ci pare un progetto arrischiato - continua il leader dell’Udeur - ho sentito discorsi di perplessità echeggiare dentro la stessa Margherita. Non si capisce dove andrà: nasce senza anima, senza passione come fosse un destino ineluttabile». Nel frattempo, spiega, «anche noi ci stiamo muovendo». All’orizzonte, ma forse più vicino, c’è l’Udc di Pier Ferdinando Casini. «Parlano tutti e allora non vedo perché non dovrebbero dialogare coloro che hanno affinità di pensiero». Ma, conclude sibillino, sulla questione Udc «non dico niente».
I centristi, a loro volta, restano irremovibili nel loro progetto imperniato sul centro moderato: «Il Pd - dice Maurizio Ronconi - affretterà la nascita del partito Popolare e obbligherà anche il centrodestra a un profondo ricambio generazionale e l’asse della politica si dovrà spostare verso il centro perché anche l’avversario si è tinto di moderazione e quel presidio non potrà essere abbandonato». Chiude ogni spiraglio anche il segretario Udc, Lorenzo Cesa. «Il Pd è solo la sommatoria di due partiti, una decisione di vertice, un’iniziativa per la quale non ho visto molto entusiasmo. Non penso che i democristiani vogliano fare i socialisti, né che i socialisti i democristiani». Cesa, inoltre, mette l’accento sui toni diversi usati dai leader della Margherita. «Rutelli ha fatto un richiamo alla sinistra massimalista con cui non abbiamo niente da spartire, mentre Marini ha sostenuto che non si può essere condizionati in eterno dalle alleanze. In questo modo ha mandato un messaggio a tutto il sistema politico».