An alle grandi manovre La Russa diserta Orvieto

Si attendono segnali distensivi di Fini verso i dirigenti. Il capogruppo alla Camera: gli antagonismi devono finire

da Roma

I fantasmi e i complotti resteranno lontani da Orvieto. E sul palcoscenico della Destra Sociale, più che mai viva nonostante le promesse di scioglimento, sarà la politica a farla da padrona. La tentazione di trasformare la convention della componente più identitaria di An nel teatro della trattativa «antifiniana» tra correnti, insomma, non sembra destinata a prendere quota.
Certo nel nome della comune battaglia per l’astensione al referendum, quest’anno la consueta riunione della corrente che fa capo a Gianni Alemanno e Francesco Storace allarga la partecipazione ai quadri di tutta An. E così a Orvieto ci saranno Teodoro Buontempo e Alfredo Mantovano e forse Publio Fiori, oltre ad Altero Matteoli. Tutti, però, ammettono che i propositi più bellicosi sono stati parzialmenti disinnescati. Naturalmente registrare che la temperatura si sta raffreddando non equivale a dire che la bufera accesa dall’azzeramento dei vertici del partito da parte di Gianfranco Fini si sia traformata in bonaccia. In questo momento, però, tanto Destra Sociale quanto Destra Protagonista stanno cercando di verificare quanto sia percorribile la strada della ricucitura con il leader. Non è un caso che Ignazio La Russa abbia deciso di fare un passo indietro e di non recarsi nella cittadina ternana, come annunciato dallo stesso capogruppo in una lettera. «Caro Gianni, caro Francesco - si legge - mi dispiace non poter tener fede a un impegno preso oramai da circa un mese ma non sarò presente alla vostra convention. Ritengo sia giusto non offrire spunti a chi finirebbe per fraintendere una mia partecipazione, attribuendoci chissà quale ruolo in pretese oscure trame bizantine. Voglio invece sottolineare l’amicizia e quel clima nuovo che ha già prodotto risultati significativi, come il documento unitario in Assemblea nazionale. Risultato che auspico sia non l’ultimo di una serie di convergenze che ci ha già portato al superamento di freddezze, complessi pavloviani o addirittura antagonismi, che non hanno più ragione di esistere».
Negli ampi saloni del Palazzo del Capitano del popolo, la destra pura e dura tornerà a confrontarsi sul partito unitario del centrodestra che probabilmente vedrà i natali nella fase costituente appena sei giorni più tardi e di cui si discuterà anche nella Direzione nazionale fissata per il 28 luglio. Ma sarà soprattutto il futuro di An a condire gli interventi di Storace e Alemanno. Durante l’Assemblea nazionale di luglio, i Sociali, erano scesi sul piede di guerra pronti a dare filo da torcere a Fini salvo poi giungere a un accordo nel famoso ordine del giorno. Ora i fatti di questa settimana «impongono una riflessione che deve coinvolgere tutti». In questo senso è atteso e auspicato, nel corso della convention, un «segnale di ricucitura» di Fini verso il gruppo dirigente. Una comunicazione che testimoni che il presidente di An non vuole procedere «in solitaria» ma tornare a coinvolgere la sua classe dirigente magari già con le prossime nomine. «Altrimenti sarà inevitabile trovare un’intesa con Destra Protagonista per fornire una risposta comune» ammette un esponente «sociale». Ma nessuno punta davvero ad arrivare allo scontro in campo aperto a undici mesi dalle elezioni.