Via alle grandi manovre per il tribunale di Milano Salvi al posto di Spataro

Per la giustizia milanese è arrivata l’ora del «Papa straniero»: ovvero di un magistrato che arriverà da fuori città a reggere le redini di una macchina delicata e complessa qual è il «palazzaccio» di corso di Porta Vittoria. Nel momento in cui - con le indagini su Silvio Berlusconi per il «Rubygate» - l’attenzione su quanto accade nel massiccio edificio marmoreo è tornata ai livelli degli anni Novanta, il Consiglio superiore della magistratura si prepara a scegliere il nuovo presidente della Corte d’appello, destinato a pendere il posto lasciato libero anzitempo da Alfonso Marra. E l’unica certezza è che non sarà un «milanese».
La brusca conclusione della carriera di Marra, inciampato nelle intercettazioni che documentavano i suoi contatti con la «cricca» dell’affare G8, ha innescato nuovamente il toto-nomine. Si tratta di scelte faticose, dove conta anche il bilanciamento tra le diverse correnti della magistratura. L’unica candidatura interna al «palazzaccio» di una certa autorevolezza sarebbe stata quella di Livia Pomodoro, attualmente presidente del tribunale. Ma la Pomodoro non ha presentato domanda. E così a contendersi il posto, insieme ad alcuni outsider con ben poche possibilità, saranno due magistrati di peso: Roberto Rordorf, consigliere di Cassazione, che era stato sconfitto da Marra due anni fa; e Giovanni Canzio, attualmente presidente della Corte d’appello dell’Aquila. La nomina di Rordorf avrebbe indubbiamente un sapore «riparatorio», visto quanto è trapelato sulle dinamiche che portarono alla sua sconfitta all’ultima tornata.
Ma c’è un problema: Rordorf è di Magistratura Democratica, la corrente di sinistra delle toghe, di cui è stato uno dei fondatori. E dal nucleo storico di Md proviene anche l’attuale procuratore della Repubblica Edmondo Bruti Liberati. È ragionevole che a Milano Md controlli sia la Procura sia la Corte d’appello? Davanti a questo interrogativo stanno salendo le quotazioni di Canzio, giurista di alto profilo, politicamente e sindacalmente non schierato: una candidatura super partes che alla fine potrebbe mettere d’accordo tutti. A meno che non spunti un conservatore di prestigio come Arrigo De Pauli, oggi presidente del tribunale di Trieste.
La presidenza della Corte d’appello non è il solo tassello che il Csm deve mettere a posto a Milano: nelle settimane scorse si sono chiusi i termini per il concorso che deve scegliere il nuovo procuratore aggiunto, al posto di Armando Spataro che è tornato a fare il semplice pubblico ministero. Anche qui il toto-nomine dà per grande favorito un magistrato non milanese: il posto dovrebbe andare a Giovanni Salvi, già pubblico ministero a Roma, oggi alla Procura generale della Capitale, che erediterebbe la guida del pool antiterrorismo di cui Spataro era a capo.
Salvi è di Magistratura democratica, nelle cui fila è stato eletto al Csm, ed è fratello di Cesare Salvi, ex ministro Ds, oggi esponente di Rifondazione comunista (con cui peraltro si scontrò apertamente quando la Quercia attaccò il pool Mani Pulite). Ma, appartenenze correntizie a parte, Giovanni Salvi ha dalla sua parte un curriculum di notevole spessore sia nelle indagini sulla criminalità organizzata sia sul terrorismo rosso, delle cui nuove incarnazioni si è occupato in profondità: competenze che gli potrebbero indubbiamente tornare utili in un dipartimento, come il pool antiterrorismo di Milano, che con le diverse forme della criminalità politica deve confrontarsi quotidianamente.